Mps centra l’aumento Antonveneta più vicina

da Milano

Monte dei Paschi chiude con successo l’aumento di capitale da 5 miliardi di euro, le sottoscrizioni sono arrivate al 99,54 per cento. «Siamo soddisfatti per questo risultato, i principali azionisti e il mercato hanno dimostrato la loro fiducia nel nostro piano industriale 2008-2011 e nel progetto di acquisizione di Antonveneta», ha commentato al Giornale, Antonio Vigni, direttore generale della banca più antica del mondo.
«In un mercato ancora in affanno per la crisi finanziaria, Monte dei Paschi è riuscito a convincere gli investitori della bontà del suo piano, non mi aspettavo un successo pieno», ha sottolineato un analista. Chiedere 5 miliardi è stato un passo coraggioso e i principali soci hanno fatto la loro parte. Prima fra tutti la Fondazione Monte Paschi, espressione del centrosinistra che governa il comune e la provincia di Siena, che ha mantenuto invariata la propria partecipazione del 57,89% sborsando 2,87 miliardi. Si è spinto oltre Francesco Gaetano Caltagirone vicepresidente di Mps che, come anticipato dal Giornale, acquistando nuovi diritti per l’aumento di capitale potrebbe ritoccare la quota al 4,5% (dal 4,2%) confermandosi il primo azionista privato.
Ma le novità all’interno della compagine azionaria non dovrebbero essere finite. In questi giorni si è parlato spesso dell’ingresso nel capitale di un nocciolo di azionisti veneti, con una quota tra il 2 e il 5%. Sono soci storici di Antonveneta con l’intenzione di pesare nelle scelte centrali senesi in ottica triveneta. Tra loro è uscito allo scoperto Enrico Marchi, patron della Save (aeroporto di Venezia), dichiarando l’interesse fino al 2 per cento. E con lui amici come René Caovilla, Romeo Chiarotto, Giuseppe Stefanel, Giuliano Tabacchi. Non è chiaro se poi Marchi & C. troveranno anche il modo di mettersi insieme in una sorta di patto di sindacato, in modo da rendere più forte il blocco veneto. All’appello per l’aumento di capitale hanno risposto gli amici di Unipol. L’assicurazione vicina al mondo delle cooperative diretta da Carlo Cimbri che in occasione della trimestrale aveva detto di aver valutato l’aumento di capitale Mps «in un’ottica puramente finanziaria» e di ritenere che le condizioni proposte fossero «favorevoli». Il prezzo di emissione dell’azione per l’ aumento era di 1,5 euro mentre il titolo in Borsa ieri ha chiuso a 2 euro, in calo del 2,1% in linea col settore bancario europeo.
I 5 miliardi di mezzi freschi raccolti sono un passo importante per la chiusura dell’operazione Antonveneta ma non sono tutto. Oltre all’aumento di capitale riservato da 950 milioni sottoscritto da Jp Morgan, Monte dei Paschi dovrà cedere altre attività per chiudere l’operazione entro settembre. Tra le partecipazioni messe in vendita c’è il 13% di Finsoe, finanziaria che controlla Unipol, immobili per 1,5 miliardi, la società di risparmio gestito del gruppo, Banca Monte Parma e ancora operazioni di cartolarizzazione e i 125 sportelli identificati dell’Antitrust.
Intanto il 3 giugno l’integrazione con Antonveneta sarà un banco di prova importante per il futuro del gruppo. Per ora si sa solo che a Padova cambierà tutto: dei circa mille sportelli che Abn Amro aveva ribattezzato dopo l’Opa sull’istituto veneto, Mps ha deciso di lasciarne 440 al territorio di Trentino, Friuli Venezia Giulia e Veneto. Ritroveranno l’insegna «Antonveneta» e avranno in Giuseppe Menzi un direttore generale, con l’ipotesi che diventi ad.