Mps, costi del personale giù per 110 milioni

L’ad Viola lima il piano industriale per superare lo scoglio dell’Eba

Ristrutturazione della rete co­sì da ottenere una presenza più «leggera»sul territorio,blocco del­l’integrativo, congelamento del turn over, niente premio azienda­le ( Vap), azioni di «efficientamen­to » sui dirigenti di medio livello: il Monte Paschi punterebbe ora a ot­tenere 100-110 milioni di rispar­mi annui dalla «cura dimagrante» imposta ai dipendenti rispetto agli 80-85 milioni prima ipotizza­ti. Un cocktail impopolare, ma pensato per sventare misure anco­ra più draconiane. Si saprà tutto martedì prossi­mo, quando l’ad Fabrizio Viola (nella foto) presenterà a Siena il nuovo piano industriale prima al­la comunitaria finanziaria, quin­di alle forze sindacali nazionali e, infine, a quelle aziendali: le più for­ti sono la Fisac di Agostino Megale e la Fabi di Lando Maria Sileoni, già promotore di un duro scontro con Profumo ai tempi di Uni­credit. Mps (+3% in Bor­sa, complice la pro­spettiva di un ta­glio dei tassi da parte della Bce o dell’arrivo di nuova liquidità) deve recuperare il miliardo di patrimo­nio mancante per sod­disfare il diktat dell’Eba: dei 3,2 mi­liardi chiesti dall’Autority, il grup­po dovrebbe trarre 2,3 miliardi ap­punto dal contenimento dei costi e dalla vendita di Biverbanca a Ca­riAsti. Quest’ultima operazione è considerata sostanzialmente fat­ta dal mercato, mentre non è chiaro in quale misu­ra saranno ceduti gli sportelli di Anton­veneta. L’obiettivo re­sta evitare un au­mento di capita­le oggi insosteni­bile per la Fonda­zione Mps che, mal­grado la forte diluizione subita, resta l’azionista di rifer­i­mento con il 37,5%. Viola è già riu­scito nell’impresa di non mettere le mani nelle tasche dei soci quan­do era al comando della Popolare Emilia Romagna e, probabilmen­te, anche per questo è stato chia­mato a Siena. La strada, però, que­sta volta appare molto impervia e, tra gli spessi muri di Rocca Salim­beni, qualcuno ha già notato co­me i­l presidente Alessandro Profu­mo stia mantenendo un ruolo defi­lato. Le opzioni tecniche sul tavo­lo del top management spaziereb­bero dall’emissione dei cosidetti «co.co.bond» all’eventuale nuo­vo ricorso ai Tremonti- bond. La si­tuazione dei mercati rende però poco praticabile la prima strada, così come sarebbe costoso torna­re ad appoggiarsi sulle obbligazio­ni emesse dal Tesoro: Mps ne ha già in pancia 1,9 miliardi e Viola dovrebbe chiedere al ministero di riaprire i termini malgrado la rica­pitalizzazione da oltre 2 miliardi del 2011 fosse stata spiegata an­che con la volontà di gettare i pre­supposti per saldare i debiti con lo Stato entro il luglio del 2013.