Mps, gioco a due per il prossimo vertice

Tonini candidato alla presidenza, Vigni dg, e un uomo della Margherita salirà nell’Ente

Marcello Zacché

da Milano

Al Monte dei Paschi si riaprono i giochi. Politica e finanza intrecciano patti e alleanze rivelando uno schema ben preciso: il gruppo dirigente senese, tutto legato ai Ds, dopo essersi compattato come un sol uomo nel respingere tanto il progetto di aggregazione con Bnl, quanto quello dell’appoggio a Unipol, va in ordine sparso. La coesione di un partito-città, dove alle primarie del 16 ottobre hanno votato 8mila elettori su un totale di 20mila (40%), ha resistito alle interferenze che pure venivano dalla segreteria nazionale Ds. Ora liberi tutti.
In gioco ci sono le alleanze, il ruolo della Fondazione Mps (azionista con il 49% del capitale ordinario, ma che con la legge sul risparmio dovrà limitare al 30% i suoi diritti di voto), la scelta del futuro presidente (l’attuale consiglio scade il 30 aprile) e il contemporaneo intrecciarsi delle elezioni politiche del 9 aprile, e comunali entro maggio. Miscela esplosiva.
Il sindaco Ds (candidato alla rielezione) Maurizio Cenni, ben visto in ambito sindacale, per la banca avrebbe pronto un pacchetto per il mantenimento locale del ruolo di Mps. Il piano prevede la nomina di Fabio Borghi, già in consiglio (e marito dell’assessore all’Economia Daniela Bindi), a vicepresidente. Segue la promozione alla direzione generale di Antonio Vigni (oggi capo del commerciale) al posto di Emilio Tonini, per il quale ci sarebbe la presidenza. Almeno per una transizione, in attesa dell’arrivo del presidente dell’Ente, Giuseppe Mussari. Ma quest’ultimo passaggio non potrebbe avvenire prima del tempo necessario a preparare l’arrivo al vertice della Fondazione dell’attuale vice Gabriello Mancini, ex segretario provinciale del Ppi, esponente mariniano di spicco della Margherita. Avvicendamento delicato che richiederà di conoscere gli esiti delle urne politiche e amministrative di primavera, perché rappresenta il riequilibrio dei poteri a sinistra.
Tale assetto avrebbe una sua «compensazione» nelle seconde linee, dove crescerebbero Fabrizio Rossi (manager apparentemente vicino al segretario Ds della provincia Fabio Ceccherini) e Massimo Castagnini, capitano dell’Onda che alcuni considerano vicino a Mussari.
Diverso sarebbe invece il piano dello stesso Mussari, che avrebbe dalla sua proprio Ceccherini. Mussari punta a gestire alleanze e soci privati così da non perdere la presa sul prossimo cda. In questa chiave l’attuale vicepresidente Stefano Bellaveglia (che nei progetti di Cenni finirebbe fuori), sarebbe destinato a un ruolo di pari o maggiore importanza anche in virtù del ruolo di «ricucitura» svolto in queste settimane nei confronti di Emilio Gnutti. Su questo punto il cda di oggi convocherà un’assemblea nella quale la Fondazione confermerà Gnutti alla vicepresidenza. Una sua esclusione, in seguito alle vicende giudiziarie di Antonveneta, è tramontata perché Mussari non può permettersi di perdere un alleato prezioso, socio con oltre il 4%, proprio nel momento in cui incombe la Legge sul risparmio.
Il lavoro di Mussari è molto attento anche agli altri privati (Caltagirone, Unicoop, Unipol ed ex Salento), che pesano per il 50% nel cda. Specie a Unicoop, cooperativa fiorentina che ha preso le distanze da Unipol su Bnl, e che potrebbe salire fino al 4-5% rilevando quell’1,8% oggi proprio di Unipol, ma probabilmente destinato a cambiare mano se l’Opa su Bnl andrà a buon fine. Alla finestra, per ora, rimane Caltagirone. Fuori dalle beghe cittadine, ma pronto a puntare il suo quasi 5% al momento giusto.
Il confronto è aperto e potrebbe acuirsi presto, quando, superato il problema Gnutti, si comincerà a parlare di un altro tema destinato a dividere: l’arrivo dell’amministratore delegato. Di fronte al quale le geometrie varieranno ancora.