Mps in pole per gli sportelli Intesa

Oltre dieci i pretendenti in corsa, schierata anche Popolare Vicenza. Il «nodo» del prezzo

da Milano

Poco più di dieci, con qualche presenza internazionale: sono le banche che hanno prenotato un posto per aggiudicarsi i 198 sportelli che Intesa Sanpaolo dovrà cedere per rispettare i limiti posti dall’Antitrust. Una gara da 1,3-1,4 miliardi, nome in codice «Mimosa», che vede in prima fila Mps. Intenzionato a replicare l’accordo con cui ha trasformato Biverbanca nella propria testa di ponte in Piemonte.
Al momento si tratta di offerte non vincolanti ma questa volta l’esborso si profila più salato: le valutazioni assegnerebbero a ogni filiale Intesa una forchetta di 7-7,5 milioni (10 milioni secondo altre stime) contro i 7 milioni scarsi riconosciuti per i singoli sportelli di Biverbanca. Multipli generosi che probabilmente costringeranno il vincitore ad aspettare quasi dieci anni prima di toccare con mano il ritorno del proprio investimento. Ecco perchè a conti fatti ad avere la meglio potrebbe essere Monte Paschi, che ha due miliardi in cassa e deve «ovviare» alla mancata partecipazione alle grandi fusioni che hanno cambiato il volto del credito nazionale. A favore di Siena pare giocare anche la possibilità di uno scambio di asset ventilato da Ca’ de Sass, ma il presidente Giuseppe Mussari deve fare i conti con la concorrenza di Popolare di Vicenza e Unipol: in questo caso l’ad Carlo Salvatori ha puntualizzato che il pallino è nelle mani di Unipol Banca. Malgrado il lotto sia formalmente unico, l’asta sarebbe suddivisa in quattro «sottocategorie» secondo una logica territoriale: Piemonte, Lombardia, Nord Est e Sud Italia. Struttura che avrebbe permesso a Popolare Vicenza di «opzionare» due sottocategorie per un totale di cento filiali.
Le offerte parziali sarebbero comunque oltre cinque, cui si affiancano quelle per tutti i 198 sportelli: si parla anche della «cordata» su cui erano al lavoro Bipiemme e Popolare Emilia prima che i sindacati interni a Piazza Meda facessero naufragare le nozze. In fila ci sarebbero poi Credito Valtellinese e Credito Emiliano oltre a Cariparma che è entrata da pochi giorni formalmente nell’orbita della francese Credit Agricole. A chiamarsi fuori dalla partita è stato, invece, il Bnp Paribas, l’altra banca d’oltralpe presente in forze in Italia che concentrerà le proprie energie sullo sviluppo di Bnl.