Mps, quell’utile che divide

Trasferta milanese, oggi, per i vertici di Mps, chiamati ad approvare in consiglio la semestrale. E poi a presentarla agli analisti in Piazza Affari. Per l’occasione il mercato ha messo il titolo sotto i riflettori già da una settimana, con un rialzo del 9%. Ieri la chiusura è stata di 3,54 euro, livello che non si vedeva dalla primavera di tre anni fa. I conti del semestre sono in effetti stati molto buoni, almeno sul fronte dell’utile netto, che il direttore generale Emilio Tonini ha portato fino a quota 360 milioni, contro i 514 dell’intero esercizio 2004 e probabilmente destinati ad abbattere l’obiettivo dei 570 milioni previsto per fine anno da molti analisti.
La buona performance, secondo i più critici tra gli osservatori, è però più frutto del taglio dei costi e del dosaggio del tax rate piuttosto che dei progressi gestionali veri e propri. In ogni caso con i numeri di domani, e le loro interpretazioni, partirà ufficialmente la corsa al rinnovo del cda, in scadenza con l’approvazione del bilancio 2005. Sul tavolo c’è la scelta del presidente e la decisione se assumere o no un amministratore delegato.
A questo puntano di certo i soci privati, che criticano l’eccessivo localismo della banca senese: la Fondazione Mps, che controlla il 50% del capitale, incassa i dividendi da Mps per poi reinvestirli nel territorio. Non si capisce allora perché anche la banca, che è il quinto gruppo italiano e che quei dividendi produce, si debba impegnare nello stesso lavoro della Fondazione. La partita è iniziata per tempo. Vincerà chi avrà più «fondo».