Mps resta in utile, ma guarda agli aiuti di Stato

Monte dei Paschi regge alla crisi finanziaria ma spera nel piano di aiuti del governo per rinforzare la propria struttura patrimoniale. La banca senese ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con utili in calo del 10,8% a 640 milioni di euro, sopra le attese degli analisti. Buone notizie anche sul fronte dei ricavi: quelli primari sono saliti del 4,5% a 3,9 miliardi di euro mentre i costi sono scesi del 2,2 per cento.
Al pari delle altre big di Piazza Affari, Mps ha beneficiato dei nuovi principi contabili che le hanno permesso di non svalutare poste in bilancio per circa 58 milioni insieme ad altri 108 milioni registrati come riserve del patrimonio netto. Il trimestre non è però rimasto indenne alla crisi che ha costretto il Monte a svalutazioni per 105,4 milioni, di cui 54 milioni legate alla sola quota in Fingruppo/Hopa. Il bilancio finale rimane positivo. «Risultati soddisfacenti in un periodo molto difficile», ha commentato il direttore generale Antonio Vigni illustrando la trimestrale agli analisti. Buona anche la reazione del mercato: ieri il titolo ha messo a segno un guadagno dell’1,4% portandosi a 1,464 euro.
«Il tallone d’Achille del gruppo rimane la situazione patrimoniale, fra le più deboli del comparto bancario italiano», precisa però un analista. Mps ha annunciato un Core Tier 1 (l’indice che misura la solidità degli istituti di credito) al 4,7-4,8%. Rocca Salimbeni deve ancora digerire l’acquisto da 9 miliardi di Antonveneta, comprata ai massimi di mercato lo scorso anno e che ha già richiesto un aumento di capitale da 5 miliardi. Il direttore finanziario Marco Morelli ha confermato l’impegno di arrivare a fine anno con un Core Tier 1 del 5,5%. Ma potrebbe non bastare. Molti istituti di credito inglesi, tedeschi, spagnoli, francesi e olandesi, grazie anche alle iniezioni di capitali finanziate con soldi pubblici, hanno infatti spinto vicino all’8% il Core Tier 1. Anche le banche italiane, in primis Unicredit e Intesa, hanno preso misure per portare questo indice a ridosso del 7% e Ubi è già oltre questa soglia. Mps ha diverse soluzioni per risolvere il problema. Da alcuni mesi ha messo in vendita 150 sportelli ma l’operazione fatica ad andare in porto. Il problema sarebbe il prezzo, Siena punterebbe a raccogliere 700-800 milioni, una cifra troppo alta in un mercato che oggi quota queste attività la metà rispetto a un anno fa. La soluzione per prendere tempo e non svendere gli sportelli potrebbe però arrivare dal governo. Vigni si è detto molto interessato a valutare il piano di aiuti che l’esecutivo potrebbe varare già questo weekend, in armonia con le decisione che saranno prese al G20. Un’altra freccia nell’arco del Monte è rappresentata dalla vendita della quota del 6,4% di Bankitalia che migliorerebbe il Core Tier I dello 0,5%.
Vigni ha invece escluso che la soluzione arrivi dall’esterno, ad esempio dall’eventuale integrazione con gli spagnoli del Santander: «Nessun progetto di fusione», ha assicurato il direttore generale senza sbilanciarsi sulla politica dei dividendi che «sarà annunciata alla fine del quarto trimestre quando avremo piena visibilità dei risultati al 31 dicembre».