Mps, prima sfida di Viola: evitare l’aumento

Il presidente Giuseppe Mussari affida il rilancio del Monte dei Paschi a Fabrizio Viola. Con questa scelta, completata dai grandi soci del gruppo in 2-3 giorni, Siena lancia un segnale di discontinuità al mercato e rimarca la voglia di restare autonoma. Cresciuto nel mondo delle Popolari, Viola (romano, 53 anni il 19 gennaio) lascia il vertice di Bper per guidare, con il placet di Bankitalia, la terza banca del Paese: inizialmente si traferirà come successore del direttore generale Antonio Vigni, che andrà alla Fondazione Mps in qualità di superconsulente.
Il passaggio di consegne avrà luogo al cda del 12 gennaio, ma con il rinnovo del consiglio di fine aprile Viola sarà il primo amministratore delegato della storia del Monte. Da subito dovrà fare muro contro il diktat patrimoniale da 3 miliardi dell’Eba (Siena e gli altri istituti italiani nel mirino sono tenuti a presentare una soluzione in Bankitalia entro il 20) e dovrà stendere il nuovo piano industriale. La Fondazione Mps e gli altri azionisti dell’istituto, dopo i 5 miliardi versati nel 2008 per acquisire Antonveneta e i 2,1 di giugno, stanno cercando di evitare una terza ricapitalizzazione. Viola, che peraltro è già riuscito a rafforzare il patrimonio di Bper senza mettere le mani nelle tasche dei soci grazie a una complessa riorganizzazione, non potrà che intervenire sulla «macchina» di Rocca Salimbeni, così da ricavare sinergie e margini più elevati. Una prima strada sarà trovare un partner di maggioranza per la controllata Consum.it, replicando lo schema adottato nelle assicurazioni con Axa. Deconsolidare il credito al consumo consentirebbe infatti a Siena di sgravarsi, senza rinunciare ai profitti, di un’attività per natura a forte consumo di capitale (si stima un impatto positivo di 50 punti base sul Core Tier One). Viola potrebbe inoltre applicare lo stesso ragionamento ad altre società-prodotto del Monte che, come le altre banche del Paese, è spinto a ripensare struttura e vocazione industriale a causa della stretta provocata dalla crisi. Ecco perché, sebbene le principali variabili dal punto di vista patrimoniale restino l’Eba e il prestito «Fresh» del 2008, completare il rilancio di Siena rappresenta per Viola una sfida industriale e il definitivo ingresso nella rosa dei top banker del nostro Paese. In aprile, la sua promozione a capo azienda del Monte (di cui dovrebbe mantenere anche la direzione generale) coinciderà con l’addio alla presidenza di Mussari, che si concentrerà invece sui numerosi fronti aperti davanti all’Abi: a partire dall’obiettivo, molto sentito dalle banche, di «congelare» le rischieste patrimoniali dell’Eba. Vigni va invece a soccorrere il suo principale azionista, la Fondazione Mps, come superconsulente: l’Ente ha qualche mese di tempo per rimettere in equilibrio i conti dopo la tregua raggiunta con il fronte delle banche creditrici guidato da Mediobanca e Credit Suisse. La partita è stata finora seguita da Claudio Pieri ma, vista la delicalicatezza di una situazione che ha messo in pericolo lo stesso controllo della banca, appare preziosa l’esperienza accumulata da Vigni. Non solo: la politica senese, che esprime il vertice della Fondazione, sta aumentando il pressing per ottenere la testa del presidente Gabriello Mancini (il cui mandato scade però nel 2013).
Per Bper, che ieri ha ufficilializzato le dimissioni di Viola, si apre invece la scelta del successore, che a meno di sorprese sarà scelto all’esterno. Magari pescando tra quelle stesse tessere tra cui sta cercando Andrea Bonomi per Bpm.