Mps, si tratta sul rinnovo dei vertici

Modiano (Sanpaolo): «Il Monte dei Paschi? Una bella banca di cui conosciamo l’esistenza»

Marcello Zacché

da Milano

Il Monte dei Paschi si prepara a voltare pagina. Le manovre per il rinnovo del consiglio d’amministrazione, che avverrà con l’assemblea di fine aprile, sono partite: già si profila un nuovo accordo tra i soci stabili privati (non senesi) per la presentazione di una lista di candidati. Si tratta di Caltagirone, Unipol, Hopa, Unicoop Firenze e i soci della ex Banca del Salento. Un patto analogo era già stato siglato per il precedente mandato, nel 2003. Ma ora il cambiamento riguarderà il numero dei consiglieri: in tutto il board dovrebbe scendere da 16 a 10 membri, con la conseguente riduzione da 8 a 5 della compagine privata.
Gli altri cinque verranno nominati dalla Fondazione, che controlla il 49% del capitale ordinario. Ai cinque soci privati spetta l’indicazione di un vicepresidente, che dovrebbe diventare Francesco Gaetano Caltagirone. La lista dovrà essere depositata entro dieci giorni dalla convocazione dell’assemblea prevista per il prossimo 29 aprile. Per quanto riguarda i 5 nomi della Fondazione presieduta da Giuseppe Mussari, la lista è attesa prima delle elezioni politiche. Nella rosa ci sarà anche il presidente, che potrebbe essere lo stesso Mussari.
Per l’individuazione degli altri 4 consiglieri, invece, un criterio di selezione potrebbe essere quello di avvicendare i membri del board che hanno già svolto due mandati. Tra i nomi di possibili esordienti circola quello di Angelo Riccaboni, preside della facoltà di Economia di Siena, che avrebbe il gradimento della Margherita. Ma la partita è sostanzialmente aperta e si giocherà nelle prossime settimane, in un fitto intreccio dato dalle elezioni (politiche e comunali), l’assemblea dei soci e le ipotesi di alleanza industriale.
L’impressione è che un ruolo importante lo svolgerà soprattutto l’atteggiamento della banca nei confronti del risiko bancario. I dossier possibili, per Mps, sono tre: Sanpaolo Imi, Banca Intesa e Capitalia. A ondate, l’uno sembra prevalere sull’altro.
Al momento, ipotizzando che Intesa-Capitalia sia un’ipotesi concreta, per Siena si aprirebbe la strada di Torino. Non priva di incognite, sia sul lato dimensionale (Sanpaolo capitalizza esattamente il doppio di Mps, dunque la banca Toscana dovrebbe dare addio alla propria indipendenza), sia su quello industriale (l’intesa bancassicurativa Mps-Unipol non è detto sia compatibile con i progetti del polo previdenziale torinese Eurizon).
In proposito, secondo indiscrezioni di stampa, l’operazione Sanpaolo-Mps (che già alla fine degli anni Novanta era andata in cantiere), sarebbe ben più di un’ipotesi ma un vero è proprio dossier all’esame dei vertici dell’istituto presieduto da Enrico Salza. In proposito il direttore generale, Pietro Modiano, è stato ieri interrogato dalla stampa. Ma, naturalmente, non ha dato molta soddisfazione: «Il Montepaschi? È una bella banca, importante, di cui conosciamo l’esistenza». Così ha risposto in occasione della presentazione di un accordo con Unionfidi. Lasciando aperta ogni strada.
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