Mps trova in America i soldi per Antonveneta

Mussari risolve l’urgenza finanziaria della maxi-operazione A inizio 2008 è attesa la richiesta a Bankitalia. Chiusura entro giugno

da Milano

Citigroup, Goldman Sachs e Merrill Lynch: il Monte dei Paschi sceglie i migliori nomi della finanza statunitense come compagni di viaggio nella maratona da 9 miliardi verso Antonveneta. La preferenza per il terzetto made in Usa è stata ufficializzata ieri da Mps, dopo aver vagliato la dozzina di offerte fatte pervenire a inizio dicembre da altrettante banche italiane e internazionali sul tavolo del presidente Giuseppe Mussari. Grazie all’aiuto degli americani, a poco più di un mese e mezzo dall’accordo con il Santander, Siena si è quindi liberata dell’urgenza di racimolare il denaro necessario ad Antonveneta con il previsto piano di dismissioni. Un «atout» che Mussari vorrebbe illustrare al governatore di Bankitalia, Mario Draghi, subito dopo la pausa natalizia. L’obiettivo è accelerare i tempi così da completare l’intera operazione Antonveneta entro giugno.
L’assemblea dei soci per l’aumento di capitale non è ancora in agenda ma potrebbe cadere a febbraio-marzo assieme al nuovo piano industriale che dovrà spiegare l’incastro dell’ex popolare padovana in Mps (meno 2,13% a 3,62 euro ieri il titolo in Piazza Affari) che ha anche perfezionato l’acquisto del 55% di Biverbanca da Intesa Sanpaolo.
Il percorso prevede che Siena lanci un aumento di capitale fino a 5 miliardi da offrire in opzione agli azionisti, a cui si aggiungeranno un ulteriore miliardo raccolto con l’emissione di nuove azioni al servizio di strumenti innovativi di capitale e altri 2 miliardi tramite obbligazioni subordinate. Il resto sarà invece assicurato da un finanziamento ponte, fino a 1,95 miliardi che il Monte conta di ripagare con la cessione degli asset non strategici. A partire da uno spin-off immobiliare per circa un miliardo, da una pulizia di bilancio (con la creazione di una newco per i crediti problematici) e dal passo indietro nel risparmio gestito: Siena cerca due partner a cui cedere la maggioranza (70%) della propria Sgr in cambio di un assegno da 350 milioni. Ulteriore denaro dovrebbe poi essere assicurato a breve dalla definitiva uscita da Finsoe (13% del capitale), dalla vendita di un immobile a Roma e dalla cessione degli sportelli in eccesso secondo i calcoli dell’Antitrust (le maggiori sovrapposizioni sono attese in Toscana). In attesa che il quadro delle dismissioni si completi, Mussari ha ottenuto l’impegno da Citigroup, Goldman Sachs, Merrill Lynch, Credit Suisse e Mediobanca (nella veste di joint bookrunner) a coprire l’aumento di capitale fino a 2,5 miliardi. È la metà della ricapitalizzazione prevista ma quasi certamente la rete di protezione resterà in gran parte inutilizzata, vista la disponibilità a fare la propria parte già manifestata sia dalla Fondazione Mps (cui fa capo il 51% di Rocca Salimbeni) sia da Francesco Gaetano Caltagirone che con il 4% è il primo socio privato della banca.
Gli alleati bancari cureranno poi il collocamento degli altri strumenti finanziari previsti e sottoscriveranno il finanziamento ponte.