Mps vende 50 sportelli: Intesa cresce in Toscana Ora tocca a Cariparma

Per il Monte dei Paschi non è stato facile vendere il pacchetto di 125 sportelli chiesto dall’Antitrust in cambio della conquista di Antonventa. Ma dopo tre proroghe, di cui l’ultima di un mese trapelata ieri, il più sembra fatto grazie all’accordo firmato con Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato da Corrado Passera rileverà, tramite Cr Firenze, 50 filiali: 47 in Toscana (dove la quota di mercato salirà dal 13% al 16%) e 3 nel Lazio. Al 30 settembre la raccolta diretta ammontava a 1,3 miliardi, la indiretta a 0,8 miliardi e gli impieghi a 1,5 miliardi. Prezzo pattuito: 200 milioni (4 milioni a filiale) o meglio, ragionando con i cosiddetti «multipli», Monte Paschi ha ottenuto un importo pari al 9% della raccolta (Ca de’ Sass era assistita da Kpmg e Banca Leonardo, Mps da Rothschild e Goldman Sachs).
Un valore giudicato «buono» dagli analisti ma dove è evidente il peso della crisi che ha bloccato l’economia mondiale: nel maggio del 2008 Unicredit spuntò un multiplo del 12,8% per le filiali cedute nella cura dimagrante post Capitalia e qualche mese prima Passera il 16 per cento.
Lo scorso luglio il Monte aveva ceduto altri 15 sportelli alla Popolare Puglia e Basilicata mentre la prossima a uscire allo scoperto sarà, a meno di sorprese, Cariparma (controllata da Agricole): l’accordo sarebbe atteso a breve. Una volta chiusa l’intesa con Parigi, ma anche l’inglese Barclays è stata interessata alla partita, Siena avrà «assolto» agli obblighi Antitrust perché, sebbene a conti fatti le filiali a passare di mano saranno meno di quelle inizialmente preventivate, Rocca Salimbeni scenderà sotto i limiti di raccolta per provincia oltre i quali intervengono gli uffici di Antonio Catricalà.
Il denaro ricavato dalle cessioni servirà al Monte per rafforzare la propria solidità patrimoniale. Siena è impegnata in un complesso piano di ristrutturazione che ieri ha ottenuto la «promozione» di Centrobanca. «Crediamo che il gruppo Mps rappresenti una chiara storia di ristrutturazione, sia in termini di taglio dei costi sopra la media e sia per il riallineamento della produttività della sua rete», scrive la banca d’affari in uno studio, sebbene resti il «tallone d’Achille» della solidità patrimoniale. Centrobanca stima una insufficienza di capitale di 1,3 miliardi al 2011, dopo il rimborso dei Tremonti bond (6,4% il core Tier1). La cura prevede anche un piano di cessioni immobiliari che però, scrive Radiocor, è slittata al 2010 in attesa della normativa di Bankitalia che intende introdurre un filtro prudenziale per queste operazioni. Frattanto Intesa e il fondo di private equity Ares Life Sciences hanno finalizzato la compravendita di Esaote.