Mps, Viola tenta di spegnere la miccia Eba

Nessun aumento di capitale, nessun nuovo ricorso ai Tremonti bond (che ha già sottoscritto per 1,9 miliardi e deve ancora restituire), ma un corposo piano di dismissioni accompagnato da circa 1,5 miliardi di bond Fresh da convertire in capitale. Sarebbe questo, in sintesi, il progetto approvato ieri dal cda del Monte dei Paschi che il nuovo direttore generale, Fabrizio Viola, presenterà oggi sul tavolo di Bankitalia per coprire entro giugno i 3,26 miliardi di deficit patrimoniale calcolati dall'Autorità bancaria europea (Eba). Di questi, 1,8 miliardi sono rappresentati da perdite sugli swap fatti a copertura del rischio di tasso preso comprando Btp. Il piano con cui Viola oggi dovrà convincere i tecnici di via Nazionale è complesso e articolato: oltre alla conversione dei prestiti obbligazionari Fresh, i vertici puntano infatti a trovare altri 600 milioni estendendo al 100% degli impieghi l’adozione dei modelli interni avanzati di valutazione (attualmente è al 70% del portafoglio). Altri 5-600 milioni potrebbero derivare dalla vendita e relativo deconsolidamento della società attiva nel credito al consumo, Consum.it, mentre 300 milioni sono calcolabili come ritenzione di utili nei sei mesi fino a giugno. Infine, verrà avviata una campagna di dismissioni che dovrebbe portare nelle case senesi altri 700 milioni: dalla vendita di una parte del patrimonio immobiliare, alla cessione di asset e di controllate come Biverbanca e la filiale francese Montepaschi Banque. Chi comprerà gli asset messi sul mercato in mezzo alla crisi che morde? Un aiuto «di sistema» potrebbe arrivare dal coinvolgimento di altre Fondazioni, come Cariplo, mentre la Crt si è sfilata ieri ricordando di essere già impegnata nell’aumento di capitale Unicredit.
L’obiettivo di Viola è quello di prendere e tempo e posporre a marzo la data per il ricalcolo dei deficit patrimoniali, quando dovrebbe essere prevista anche la partenza del fondo Efsf, che potrebbe garantire eventuali aumenti di capitale e, comunque, far risalire il valore dei titoli in portafoglio. In sintesi, si tratta di resistere. Il Financial Times, intanto, ha già emesso la sua sentenza: il Monte dei Paschi va nazionalizzato, parzialmente o in toto. Secondo il quotidiano britannico, infatti l’istituto senese sarebbe una delle due banche europee, accanto a Commerzbank, che non riuscirà a tamponare il deficit patrimoniale evidenziato dall’Autorità bancaria europea (3,3 miliardi di euro). Deficit che per il Monte deriva principalmente dall’esposizione nei confronti dei titoli di Stato che l’istituto ha in pancia. Il che renderebbe inevitabile un’iniezione di fondi statali.
Al verdetto dell’Ft si è aggiunto ieri quello degli analisti di Banca Akros, che nel tagliare il rating del titolo da «accumulate» a «hold», prevedono «notevoli difficoltà nel contesto attuale a finalizzare sia la joint venture nel credito al consumo sia la cessione delle proprietà non strumentali», ipotizzando un «buco» da coprire di altri 1-1,5 miliardi di euro.
Anche per gli esperti di Equita, il Monte dovrebbe ricapitalizzare per circa un miliardo di euro. Ma considerando le resistenza della Fondazione Mps (che non ha liquidità per aderire e, dunque, sarebbe costretta a diluirsi perdendo il controllo della banca) «un collocamento privato da 1-1,5 miliardi a un nuovo azionista strategico sarebbe l’alternativa più credibile», sostengono gli analisti di Banca Akros. Il principale indiziato, anche per il Financial Times, è la Cassa depositi e prestiti che potrebbe fornire i fondi direttamente alla banca o, indirettamente, tramite la Fondazione.
Più difficile che un aiuto possa arrivare dai soci privati del Monte, come Francesco Gaetano Caltagirone che, anzi, ha venduto 20 milioni di azioni di Rocca Salimbeni attraverso la controllata Finced incassando 4,386 milioni di euro. Nell’ultima settimana Caltagirone ha ceduto l’1,1% di Mps incamerando 25,6 milioni.