Mr. Obama e la neve cospirano assieme contro i «democratici»

Allarme bianco a Washington: mai tanta neve negli ultimi cento anni. Così telegiornali e quotidiani, specificando che se davvero, alla fine, il manto nevoso raggiungerà, come affermano i meteorologi, i tre quarti di metro, sarà superato di quattro centimetri il record precedente risalente al 1922. Può darsi sia utile ricordare che nel citato anno il presidente degli Stati Uniti era Warren Harding, dai suoi contemporanei (l’autorevole senatore Boise Pennrose, durante la campagna elettorale del 1920, pregava i responsabili del partito repubblicano, che aveva candidato appunto Harding, di tenerlo a casa per evitare che parlando facesse danni) e dagli storici unanimemente ritenuto un buono a nulla. Già in vantaggio su Jimmy Carter quanto ad irresolutezza e su John Kennedy quanto ad inconcludenza e incapacità nascoste sotto fiumi di parole e di promesse, Barack Obama rischia ora di battere l’unico record che appartenga ad Harding, ma potrà vantarsi, dopo avere strappato i predetti primati a due colleghi democratici, di avere detronizzato nel caso specifico un avversario repubblicano!
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«Pantoron cronos», caro Mauro, il tempo che tutto vede e che, per dirla con Sofocle, mica uno qualsiasi, «ti ha scoperto contro il tuo volere». E cosa ti è andato a scoprire in questo freddo inverno del 2010, il vecchio «pantoron cronos»? Due altarini molto cari ai «sinceri democratici»: il falso mito di Barack Hussein Obama e l’altrettanto falso mito del riscaldamento globale. Due in un colpo solo che è come dire un en plein in piena regola. Perché sarai d’accordo, caro Mauro: è inutile che i chierici del global warming la menino con il distinguo fra clima e meteorologia ammonendo di non tener conto di quest’ultima e di badare solo al primo. Ecchediamine, se uno dice riscaldamento globale riscaldamento ha da essere. In qualsiasi lingua, probabilmente anche in quella dei Na’vi, gli allocchi color blu che abitano Pandora, riscaldamento sta per aumento della temperatura. E allora non si scappa: magari di un niente, magari di uno zero virgola tre, ma la benedetta temperatura dovrà pure alzarsi se è vero, come giurano gli Al Gore, che l’atmosfera s’infoca vieppiù vieppiù e, come sostiene ’o principino Carlo d’Inghilterra, fra un paio d’anni te li saluto i prati e i boschi perché sarà tutta sabbia (arroventata). E invece, toh, fa un freddo bestia e cade tanta di quella neve da sgomentare anche un abominevole uomo della suddetta. Fenomeno climatico - meteorologico tangibile, evidente, manifesto che smentisce, al di là di ogni ragionevole dubbio, la panzana del global warming che per quei minchioni dei «sinceri democratici» era dogma.
Le convinzioni più che le menzogne sono nemiche della verità, ammoniva un saggio del quale ora non ricordo il nome. E sempre loro, i «sinceri democratici», s’erano convinti che Obama avesse il tocco e la parola magica. Che gli bastasse comparire, mostrarsi, per ammansire lupi della taglia di un Mahmud Ahmadinejad, portare fra le genti giustizia e pace (e la sinistra al potere in Italia) ponendo rimedio ai danni provocati da quello scellerato di Bush. Invece, non solo nel suo primo anno di potere il messia non ha combinato un tubo di ciò che aveva promesso fare, ma ora, in questo magnifico inverno del loro (loro i «sinceri democratici») scontento, cosa ti combina? Dispone di aumentare alle stelle il bilancio del Pentagono e autorizza agli zerozerosette della Cia di accoppare al volo i marrazzoni sospetti - sospetti! - di terrorismo. Roba che neanche Reagan, neanche Bush osarono. Ci voleva, per osarlo, il Nobel per la pace. Altro che Warren Harding, caro Mauro: Obama marcia per diventare il migliore, il più repubblicano dei presidenti democratici. Yes, he wants.
Paolo Granzotto