Dalla mucca al consumatore: il latte è alla spina

Il latte alla spina va giù che è una meraviglia. Un po’ perché costa meno e un po’ per via del suo sapore autentico. Dalla mucca al consumatore, questo salta i vari processi di lavorazione che stanno a monte delle confezioni disposte nei supermercati, accorciando la filiera che separa il produttore diretto dall’utente finale e lungo la quale il costo del prodotto, inevitabilmente, aumenta a mano a mano. Attraverso questo percorso abbreviato scaturiscono risparmio e qualità, binomio all’origine del successo dei distributori automatici di latte crudo che, secondo le stime della Coldiretti Lazio, sono in continuo aumento.
Il funzionamento di questi erogatori di nuova generazione è piuttosto semplice: basta inserire l’importo richiesto (che, generalmente, è pari a 1 euro al litro) per rifornirsi del latte appena munto. Tanti gli allevatori che hanno deciso di adottare questa soluzione. Come, per esempio, Mario Marini, che all’incirca una anno e mezzo fa ne ha attivato uno nella cooperativa «Testa di Lepre» a La Storta: «Con questo sistema all’inizio vendevamo circa 8 litri al giorno mentre oggi siamo arrivati intorno ai 60 litri». A trarre vantaggio da questa iniziativa non è solo il consumatore, messo nelle condizioni di economizzare, ma anche il produttore. «Così - spiega Marini - totalizzo un margine di guadagno che ammonta a 30 centesimi al litro». Ovvero il doppio rispetto a quello che intasca passando attraverso la grande distribuzione dove, peraltro, non è lui a stabilire il prezzo ma il compratore. Tuttavia, a fronte dei profitti conseguiti, bisogna tenere conto degli investimenti che un metodo del genere comporta. Tanto per cominciare, al fine di acquistare un distributore di questo tipo servono almeno 10mila euro. Dopodiché, vanno sommate le spese necessarie alle procedure di autocontrollo, come quelle relative alle analisi delle feci del bestiame: «Per essere venduto al pubblico - conclude l’allevatore - il latte crudo deve rispondere a criteri di eccellenza superiori». Oltre ai distributori fissi di latte crudo esistono poi anche quelli itineranti. È il caso di Giuseppe Brandizzi, titolare del marchio «Biola», che ne ha montato uno a bordo di un furgoncino refrigerato con il quale va in giro per la città. Diversi i luoghi in cui fa tappa: tra questi, il martedì sosta a Monteverde e a Prati, giovedì getta l’ancora nei pressi di San Giovani, mentre il sabato all’ora di pranzo sbarca a piazza Trilussa. «Alla base - confida - c’è la volontà d’instaurare un rapporto diretto con il consumatore, così come avveniva una volta».
A quest’ultimo aspetto, legato a una scelta etica, si aggiunge il lato eco-sostenibile dell’iniziativa. Sono sempre più numerosi infatti quelli che si portano direttamente le bottiglie vuote da casa anziché comprarle sul posto a 20 centesimi l’una.
«All’inizio - rivela Brandizzi - su cento litri di latte venduti novanta andavano a finire dentro bottiglie acquistate sul momento. Oggi, invece, è l’esatto contrario». Un’inversione di tendenza che va a beneficio non solo delle tasche dei consumatori ma anche dell’ambiente.