Muccino jr ribalta il film con Bova: la quarantenne è lei

Il neoregista parla del suo «Parlami d’amore», di cui è anche il protagonista: «Il cognome non mi ha aiutato, anzi è stato il mio fantasma»

Roma - Prima sparlano della tivù commerciale, dei suoi format volgari e tutti uguali. Poi, dietro alla cinepresa fanno film che aderiscono al cineformat pensato per i giovani italiani: una spruzzatina di Ho voglia di te, un niente di Tre metri sopra il cielo, un cincinino di Che ne sarà di noi e il palindromo (si legge da destra e da sinistra e significa sempre la stessa cosa) di Scusa ma ti chiamo amore. Insomma, prendi Moccia, rivoltalo come un calzino (là un quarantenne con una diciassettenne, qui una quarantenne con un ventenne), mettigli il marchio di Muccino junior, sostituisci Ponte Milvio con Ponte Sisto, e avrai Parlami d’amore: tanto tra un po’ è San Valentino. Esce il 14 il film d’esordio di Silvio Muccino, che, non pago d’essere attore e fratello del più noto regista Gabriele, in questa produzione Cattleya - ministero dei Beni Culturali (budget: cinque milioni di euro) firma pure la sceneggiatura, tratta dal libro Parlami d’amore (Rizzoli), scritto insieme con Carla Vangelista.
«Sono due anni che aspetto questa giornata: sono emozionatissimo» dice Muccino jr., smagrito nel gilet grigio da bravo ragazzo. In sala, durante la proiezione, c’era scappata più d’una risata a scena aperta, per via di certe incongruenze tra il pathos, indotto da un fragore d’archi ostinati e la reale consistenza di questa commedia sentimental-drammatica, farcita di tutto un po’. «Ci sono, forse, troppe cose nel mio film, ma è come nella vita, dove abbondano i sentimenti. E mio fratello, al quale ho fatto vedere il mio primo film da regista, però il quinto, in assoluto, si è messo a piangere. Comunque, il mio film non è targhettizzato, è per tutti e va visto con animo aperto», spiega il ventiseienne figlio dell’ex-insegnante Antonella Cappuccio, stimata in Vaticano, dove le commissionano affreschi e in Campidoglio, dove la invitano a esporre le sue tele.

«Se il cognome, per me, è stato d’ausilio? È stato il mio fantasma! Per fare il regista, dovevo essere o un kamikaze, o credere totalmente in quello che facevo. Ma ho avuto la fortuna di fare i film giusti e di crearmi un pubblico», osa il neoregista, qui nel ruolo del protagonista Sasha, ragazzo senza radici nella Roma d’oggi. Dove, durante una notte tempestosa, incoccia nell’auto guidata da una donna matura, ancora piacente (la spagnola Aitana Sanchez-Gijon), che inchioda sull’asfalto bagnato davanti a un cagnolino (strana coincidenza: anche in Scusa ma ti chiamo amore, il fatale incontro avviene con un crash). Lei è un’insegnante di francese, in stato confusionale perché non dorme e s’imbottisce di pillole; lui viene da una comunità di recupero per tossici, laddove a «farsi» erano i genitori. «Come vivi?», chiede la signora chic, che pur avendo un marito, si comporta da single inquieta. «Riporto in vita il legno», risponde Sasha, deambulando su un ponte trasteverino. «Ah, fai il parquettista», precisa Nicole, insegnando al ragazzo come si seduce Benedetta (Carolina Crescentini), bella signorina snob e padroncina della splendida casa che Sasha ristruttura. La ragazza, infatti, è un’altra delle ossessioni di lui. Lei lo provoca giocando a Salon Kitty, bretelle nere e topless, piste di coca e mani di poker tra straricchi. Però, alla fin fine, non è Benedetta che lui desidera, ma Nicole la mamma-amante, che, in bagno, gli passa il bistro sugli occhi, come lui desidera...

«L’amore non è semplice, può essere rassicurante, cito Stendhal e pure la cantante Skin. Il mio personaggio estremo mi somiglia per il senso d’inadeguatezza, che avverto. Grazie al cinema, ho imparato ad amare la nouvelle vague e Godard, al cui Fino all’ultimo respiro mi sono ispirato. Amo le suggestioni estetizzanti alla Bertolucci e il look del film è francese», dice Silvio. Carolina Crescentini, perfetta nel ruolo della borghese viziata, dopo Notte prima degli esami - Oggi si conferma icona della meglio gioventù, spiegando così il suo personaggio: «Sono una dark lady, anche un po’ giocosa. Per impersonarla, mi sono rifatta alla protagonista francese di Swimming pool, forse, per quel tanto di leggerezza che emana».