Per Muddy Waters inedito dal vivo con Winter e soci

Per mille motivi Muddy Waters è uno dei grandi eroi del blues. Perché è uscito da una piantagione del Mississippi e ha trasformato la poesia del country blues nel nuovo suono elettrico di Chicago; perché ha trasformato uno stile di origine folclorica in una forma artistica che è alla base della musica moderna; perché ha anticipato il rock e influenzato star come Rolling Stones e Jimi Hendrix. Waters lo stregone dalla voce cupa e ricca di soul, pronta a piegarsi all’ironia, all’invettiva e al melodramma, dalla magica chitarra che in poche note condensa un universo intero.
Di Muddy Waters sono usciti centinaia di dischi (alcuni ottimi, altri ignobili e buttati sul mercato alla rinfusa dopo la sua morte nell’83 - in poi)ma gli appassionati non possono sottrarsi a Breakin’ It Up Breakin’ It Down, in questi giorni nei negozi, che lo immortala impegnato in concerto con lo scatenato chitarrista albino Johnny Winter e con la mitica armonica di James Cotton (ancora in attività nonostante l’età e i problemi di fiato). L’album è la fotografia di tre concerti (a New York, Detroit e Upper Darby)della tournée di Hard Again, il disco del ’77 che segnò la sua rinascita - prodotta dallo stesso Winter - dopo il distacco dalla Chess Records. Un disco vibrante (da mettere accanto a Muddy Mississippi Waters Live uscito nel ’78) che attacca con il tiratissimo medley Black Cat Bone/Dust My Broom, passa per la pugnace Trouble No More e per la satanica Dealin’ With the Devil (cantata da Winter e Cotton) per chiudere il cerchio con Can’t Be Satisfied, il brano che divenne il suo inno nel ’49 e che in questa versione «soulin» emoziona persino il chitarrista Bob Margolin, autore delle note e presente sul palco.