Il muftì: vietato pregare per l’ex raìs, era un miscredente

Nel giorno in cui i medici incaricati dell’autopsia sull’ex raìs comunicano che i risultati verranno resi noti nei prossimi giorni e smentiscono così il premier Mahmoud Jibril («Gheddafi è morto in una sparatoria»), il presidente del Cnt Mustafà Abdel Jalil rende noto che la sorte della salma, che finalmente non è più esposta alla morbosità e ai telefonini dei libici, sarà decisa da una fatwa, ovvero da un editto religioso emanato dal consiglio delle autorità islamiche. Ma il nuovo gran muftì della Libia, Assadiq al-Ghiriani, sembra aver già deciso, poiché definisce l’ex leader «un miscredente» e autorizza esclusivamente i suoi familiari a pregare per lui, che dovrà essere sepolto in un luogo segreto. Secondo il religioso, come riferisce il sito del quotidiano egiziano «Al-Ahram», «il fatto che negasse la sunna del profeta, le sue azioni e le sue parole indicano che Gheddafi era uscito dalla comunità». Ma Khaled el Gendy, teologo del centro sunnita al-Azhar e telepredicatore egiziano, non è dello stesso avviso. «Non ci sono prove che Gheddafi fosse ateo», dice el Gendy, secondo il quale l’ex leader libico merita «degna sepoltura». Intanto, come si diceva, la salma del colonnello da ieri non è più visibile al pubblico poiché in avanzato stato di decomposizione. Alle 15.30 di ieri sono stati chiusi i cancelli di accesso al compound nel quale era rimasta esposta. E sempre ieri l’organizzazione per la tutela dei diritti umani Hrw (Human Rights Watch) denuncia il ritrovamento dei cadaveri di 53 gheddafiani che sarebbero stati giustiziati tutti insieme in una zona di Sirte controllata degli insorti.