Mufti d'Egitto: il niqab è «vistoso» e in contrasto con l'insegnamento del Profeta

Nuova presa di posizione nel dibattito sull'utilizzo del velo integrale al Cairo

Il gran mufti dell'Egitto, Ali Gomaa, ha detto che il niqab, il velo che copre anche il volto della donna, non solo non è un obbligo religioso ma è anche un capo d'abbigliamento vistoso, tale da attirare troppo l'attenzione, e dunque in contrasto con l'insegnamento del Profeta.
In un incontro all'università di Mansura, nella regione del Delta, il mufti ha anche sottolineato - riferisce la stampa egiziana - che il niqab è una tradizione e non è ritenuto un obbligo dalla maggior parte dei giuristi e degli ulema. È stato inoltre sconsigliato, ha aggiunto, anche dal fondatore della scuola malechita, una delle quattro scuole giuridiche dell'islam.
«Se certe giovani donne portano il niqab ritenendolo una libertà personale - ha detto Ali Goma - questa libertà deve fermarsi dove inizia quella degli altri, nelle università, negli ospedali e in altri luoghi».
Ha inoltre sottolineato che nei luoghi di lavoro come le banche e nelle istituzioni pubbliche come gli ospedali può anche essere vietato.
Il dibattito sul velo si è animato in Egitto dopo che, all'inizio di ottobre, il grande imam dell'università di Al Azhar, Mohamed Sayyed Tantawi, aveva ordinato a una studentessa di togliersi il niqab perché non aveva «nulla a che fare con la religione». Qualche giorno dopo, il Consiglio supremo dell'università aveva comunicato la decisione di bandire il velo integrale con l'obiettivo di diffondere lo spirito di fiducia, condivisione e comprensione tra insegnanti e studenti.
Il passo successivo era stato fatto dal ministro dell'istruzione egiziano Yustri El Gamal, che aveva deciso di riesumare una direttiva ministeriale del 1995 per vietare nelle scuole pubbliche il niqab.
In Egitto, a maggioranza sunnita, sta destando preoccupazione l'uso in aumento del niqab, espressione delle scuole di pensiero fondamentaliste che il Paese sta cercando di arginare dagli anni Novanta.