Mugello, Rossi domina "E' per la mia gente"

Valentino trionfa per la nona volta al Mugello, la settima di fila in MotoGp, allunga nel mondiale e non si monta la testa: "Stoner va forte, Pedrosa non molla"

Scarperia - Non esiste pilota al mondo capace di batterlo. Perlomeno al Mugello, dove Valentino Rossi trionfa ininterrottamente da sette anni (2002), in pratica da quando la MotoGP ha sostituito la 500. «Per un pilota, il sogno di vincere il Gp di casa è secondo solo a quello di conquistare il mondiale: io sono molto fortunato, perché qui sono già salito nove volte (considerando anche i successi in 125 e 250, ndr) sul gradino più alto del podio», si meraviglia quasi Valentino, in un’espressione per certi versi simile a quella stampata sulla parte superiore del suo casco speciale. Quella faccia era di stupore misto a panico, con gli occhi sgranati per una frenata da paura dopo un lungo rettilineo, quella reale è felice, ma quasi incredula di fronte all'ennesima impresa su una pista riconosciuta da tutti come tra le più belle e difficili. Ma, per la verità, c'è poco di imprevedibile in questo terzo trionfo consecutivo del 2008, che consente a Valentino di allungare in classifica generale: +12 punti su Daniel Pedrosa (ieri terzo), +28 su Jorge Lorenzo (caduto senza conseguenze), +46 su Casey Stoner (secondo).

«È sempre una grande emozione - racconta Vale - salire sul podio del Mugello, con quella marea di gente (oltre 96.000 dichiarati, ndr) che ti acclama. Questa vittoria è anche per loro. Qui bisogna lavorare duro non solo in pista, ma anche fuori: raggiungere i box è difficilissimo, i tifosi sono tanti, tutti ti chiedono qualcosa. Ma ne vale la pena».

Come si era capito nelle prove, nessuno aveva il suo passo, nessuno era in grado di guidare tra i sali-scendi del tracciato come Rossi. Soltanto in partenza Valentino non è ancora perfetto e questo ha consentito a Stoner e Pedrosa di illudersi per un paio di giri. Ma nel terzo passaggio, Rossi ha infilato lo spagnolo all'ultima curva, in quella successiva l'australiano all'esterno della Casanova-Savelli, una variante in discesa e per questo difficilissima, teoricamente con un'unica traiettoria possibile. «Sapevo di poter essere più veloce - spiega la sua tattica -, perché in prova, nonostante la pioggia del venerdì, avevamo trovato un assetto perfetto. La mia Yamaha adesso è veloce in rettilineo e si guida alla grande in curva, le Bridgestone si sono rivelate perfette dal primo all'ultimo giro. Così, quando sono andato in testa ero abbastanza tranquillo, ma fisicamente è stata una gara molto dura. A dieci giri dalla fine, per il gran caldo, avrei voluto rallentare, ma Stoner non era della stessa opinione e continuava a spingere... ».

La fatica la si può leggere sulla faccia, sempre molto espressiva e significativa nel caso di Valentino, e l'unico cruccio è quello di non potersene andare in vacanza per un po'. «Dopo una simile impresa, avrei bisogno di cinque giorni di riposo assoluto, invece fra cinque giorni saremo nuovamente in pista a Barcellona. Ed è un peccato che le mie due gare preferite siano a distanza di una sola settimana. Lì l'anno scorso Stoner mi aveva fregato per pochi centimetri, spero di prendermi la rivincita».

Ha già trovato lo stimolo, l'obiettivo per il prossimo Gp, a conferma che quest'anno non ci sono distrazioni che tengano, né fuori né dentro la pista. «In sei gare, ho già vinto tre volte, una sola in meno di tutto il 2007. Ma non credo di essere il miglior Valentino di sempre, come sento affermare: anche in passato sono stato così forte. E il campionato è ancora lungo e impegnativo: Pedrosa è sempre lì, non molla mai, mentre Stoner qui è andato molto bene, uscendo da un periodo difficile. D'ora in avanti, si andrà a correre su piste dove l'anno scorso era andato fortissimo».

Anche Rossi, però: Barcellona, come detto, è una delle sue preferite, a Donington (Gp di Gran Bretagna, 22 giugno) vinse il suo primo Gp in 500 e ad Assen (Gp d’Olanda, 28 giugno) ha trionfato già sei volte. Come dire che nel mese di giugno, il fenomeno di Tavullia può mettere una seria ipoteca sul titolo mondiale.