Muggiano, espulsioni dal campo degli omicidi

Accampamento ai raggi x: dagli atti d’acquisto dei terreni ai permessi

Undici fermi. È questo il bilancio di un controllo effettuato ieri mattina dalle forze dell’ordine nel campo nomadi di Muggiano, periferia Ovest della città, che domenica è stato teatro di una sparatoria in cui sono morti due giovani rom del clan nomade dei Sulejmanovic, Svetlanja, 20 anni, e Salvatore, 17, ed è rimasta gravemente ferita una terza persona, ricoverata all’ospedale San Carlo. Sui due fratelli si è riversata l’ira del settantasettenne capoclan Nazif, il loro nonno. «Non mi rispettavano»: così il patriarca ha motivato il folle gesto di fronte alla polizia. L’uomo, per cui il pm Stefano Dambruoso ha chiesto la convalida dell’arresto con le accuse di omicidio plurimo, tentato omicidio e porto abusivo d’armi, sarà interrogato questa mattina dal gip Giorgio Barbuto.
L’intervento di ieri, che ha portato all’allontanamento di dieci uomini e una donna di origine bosniaca perché irregolari, non è collegato al duplice omicidio ma sarebbe da collocare in una serie di attività investigative sull’insediamento. Gli inquirenti stanno infatti vagliando gli atti d’acquisto del terreno su cui, insieme a roulotte e container, sono presenti anche alcune baracche, quasi certamente costruite abusivamente. Direttamente collegate al delitto sono invece le perquisizioni effettuate, sempre ieri in mattinata, dagli agenti della squadra mobile di Firenze nel campo nomadi dell’Olmatello, dove si trova la baracca dell’omicida, Nazif Sulejmanovic. L’uomo, infatti, era arrivato a Muggiano solo sabato pomeriggio, e, come avveniva ormai da tempo ad ogni incontro con la nuora Halida, madre dei due ragazzi uccisi, erano subito scoppiate delle feroci liti. Un odio che affonda le sue radici in un’altra tragedia, avvenuta tre anni fa, quando Giuliano, il figlio di Nazif nonché marito della donna, si è impiccato in carcere. Il capoclan non ha mai perdonato alla nuora di aver «osato» denunciare il figlio (che, però, si trovava in carcere per altri reati) con l’accusa infamante di aver abusato della loro figlia Svetlanja. Domenica, all’ennesimo diverbio, Nazif ha fatto fuoco sui due nipoti e su una terza persona («non volevo fargli del male, volevo uccidere solo i membri della mia famiglia» si è giustificato), mentre la nuora Halida è riuscita a fuggire. «È stata una tragedia familiare causata da un patriarca che, già in condizioni psicologiche precarie, si è sentito sfuggire di mano il suo potere tradizionale all’interno del clan» ha commentato Anna Luisa Longo dell’Opera Nomadi.