Tra mugugno e maniman c’è il genoano-tipo

Quelli che mugugnano. Quelli del maniman. Quelli dei regali riciclati. Quelli che se lasci i soldi al casello e torni a Milano è meglio. Praticamente i «Liguri», strapazzati, rovistati, curiosati e pennellati («amorevolmente, s’intende») da Claudio Paglieri nella nuovissima guida xenofoba, per i tipi di Sonda. Approccio d'urto, ironico e graffiante, ritratto (e autoritratto?) di un genia che assomma radici affaticate ad un passato da top gun. Paglieri incoccia la scorza, mezzo sorriso a beccarli in flagrante guardare il «mare oscuro», «u ma» (mare-male), a fare i conti, nobili decaduti, col passato della Superba.
Un po' come gli inglesi, «eredi spiantati di grandi imperi coloniali». Dura la vita oggi, con i lumbard che puntano il mare e non riempiono mai abbastanza i negozi. E vai con il mugugno del ligure-tipo «che si alza dal letto e dice che freidu, va in bagno e dice vedrai che si ghiacciano i tubi e si fa il caffè e dice certo che l'acqua del bronzino (rubinetto) non è più quella di una volta. Entra in ufficio e il riscaldamento è troppo alto, va in mensa e la pasta è scotta». Paglieri canta ed è deja vu. Come i 5-10.000 euro da tenere sempre sul conto «maniman dovessi operarmi», o i ravatti ammassati in soffitta che «possono sempre venir bene» e «tutto fa». Luoghi comuni zampettati per grattarne il detto e scoprire il nervo. Paglieri fa incursioni da artiglieria leggera nella storia, aggancia i nomi e li tira per la giacca.
Ieri oggi e domani shakerati con l'umorismo di chi l'ha tastato in lungo e in largo questo polso ligure. Sulle righe d'un cronaca che si presta al motteggio. Come il metrò genovese da guinness, «il più corto del mondo, quello con meno fermate, il più costoso, il meno frenetico, il meno capiente» e i genovesi, tra mugugni, scetticismo e ironia, che ora fanno il tifo per il ritorno delle carrozze. E dagli torto. Poi il tema del doppio nel genoano-tipo, della serie «l'innato masochismo esplicitato in striscioni Più mi tradisci più ti amo». E il popolo dei giocatori di bocce, «economiche e indistruttibili» per un'età media di 82 anni. Poi l'accoglienza nei ristoranti e bar evidenziata da una variegata cartellonistica del tipo «se voi non chiedete lo sconto noi eviteremo di rifiutarvelo» o «il tavolino è al servizio esclusivo del cameriere». Paglieri si diverte a sfruculiare, occhio ai dettagli e al «risu reu» di questi liguri che sanno anche prendersi in giro. La prova i loro comici, fumettisti e vignettisti («umorismo tipicamente ligure: cinico, concreto, inchiodato in un'immagine che spesso non ha neppure bisogno di parole».)
Fino alle indicazioni date al turista-fai-da te, a chi si pianta su Genova e le Riviere per viverle in punta di palazzi storici, locali alla moda e tipicità. Dritte date di sguincio, alla «zeneize», da chi certi paesaggi se l'è guadagnati prima macinando i soliti rituali e poi prendendo la scorciatoia. Consigli, per evitare code, salassate e stramazzamenti. E con nonchalance «dopo aver tanto criticato, (amorevolmente, s'intende) i liguri e i loro difetti» la hit parade «assolutamente personale e opinabile» di Paglieri, delle cose più belle divertenti e curiose da fare in Liguria.
Come esplorare i vicoli del centro storico, «correre sulla sopraelevata», andare al derby Genoa-Samp, aspettare l'alba ad Alassio, fare una fuga sulle isole, un pellegrinaggio in Val Trebbia e un po' di trekking sull'Alta Via dei Monti Liguri. Spunti. Da prendere quasi sul serio in un divertissement che schiaccia l'occhio ad una genia nei secoli fedele alla sua ligusticità.


«Liguri. Guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù», Claudio Paglieri, Le guide xenofobe, Sonda editore, 140 pagine, 9.50 euro.