Il mulino che sfamava fascisti e partigiani

(...) Perfino le braccia storicamente «corte» dei genovesi sono riuscite a raccimolare qualche spicciolo in fondo alle tasche o sotto il materasso. Evidentemente non era così folle chi sosteneva che nonostante le difficoltà, in fondo non si sta così male. Le strade deserte di questi giorni nei centri cittadini e le riviere invase dai turisti gli danno ragione. Giorni di festa, che considerando solo i movimenti dei nostri connazionali, portano in tutta Italia un giro di affari pari a 2,4 miliardi che indica un buon 20 per cento in più rispetto alla scorsa stagione. Dati incoraggianti, diramati dal presidente della Federalberghi-Confturismo, Bernabò Bocca. Anche in Liguria, grazie alla complicità di situazioni atmosferiche favorevoli, il trend positivo è sotto gli occhi di tutti. Le città sono rimaste deserte, i mezzi pubblici vuoti. A Genova il consumo medio pro capite di rifiuti in questi giorni è sceso da 1,2 chilogrammi a 0,7 evidenziando come molti siano riusciuti a fuggire fuori dalle «mura» cittadine. E chi non è stato abbastanza fortunato da concedersi qualche giorno di relax, di certo non è stato costretto a privarsi di ogni tipo di svago.
Solo il giorno di Pasquetta si calcola che oltre 60 mila genovesi siano «evasi» dal proprio confine comunale. Anche gli stabilmenti balneari registrano una più che positiva affluenza, primo segnale di una stagione estiva che potrebbe essere non così nefasta come molti hanno tentato di prevedere. Fabrizio Licordari, vice presidente nazionale della Federazione nazionale Balneare e presidente regionale della Fiba snocciola dati tutt’altro che negativi. Notevole la presenza di turisti italiani che si sono recati nella nostra regione anche per andare in «avanscoperta di una più lunga vacanza estiva se non addirittura in cerca di una seconda casa». Emerge un’evidente propensione al viaggio e sempre secondo Licordari «per incrementare il turismo balneare ligure sono in atto politiche rivolte a rendere più appetibile il nostro territorio nei confronti di altre regioni e non tanto misure atte a stimolare la voglia di muoversi di un già molto elevato bacino d’utenza desideroso di mare». Emblematiche le dichiarazioni di Americo Pilati, presidente regionale Federalberghi: «C’è stata un’invasione di gente soprattutto dovuta ai proprietari di seconde case. Anche gli alberghi però da sabato hanno registrato il tutto esaurito grazie all’aumento dei turisti italiani che ha sopperito alla diminuzione di quelli tedeschi». Sono proprio gli italiani a viaggiare di più.
Sembra quindi di non vivere in un’Italia malata e perfino la soddisfazione degli operatori turistici liguri, generalmente sempre scontenti, ne è una prova evidente. Parziale soddisfazione dell’afflusso turistico stando alle dichiarazioni più diffuse, giudizi frenati soltanto dalla scaramantica attesa per un bilancio più esaustivo dopo il ponte del primo maggio. Neppure i prezzi alle stelle della benzina hanno negato la possibilità di vacanza.
Due rapidi conti e via, si parte, in macchina naturalmente. Le autostrade liguri congestionate dal traffico hanno incolonnato per diversi chilometri moltissime famiglie che senza piangere miseria sono riuscite con orgoglio a interrompere la routine lavorativa con piacevoli giorni di vacanza. I primi problemi si sono verificati già nel primo pomeriggio quando sull’Autofiori tra Albenga e Savona, i primi rallentamenti hanno incominciato a imbottigliare le prime vetture. Code e rallentamenti si sono via via estesi in tutta la rete autostrale nei classsici nodi nevralgici della viabilità ligure. Code tra Arenzano e Genova sulla A10. Code anche a Levante, tra Genova Est e la A7 Genova-Milano e lungo la A12, da Rapallo al capoluogo. Un’Italia che vuole viaggiare dunque, nonostante i molti sgambetti che la volevano far inciampare nella sedentarietà di un grigio pessimismo.
Riccardo Re