Un mulino e poderi a Fiesole per la vecchiaia di Leonardo

Così la famiglia voleva garantire un futuro al giovane artista: all’Archivio di Stato di Firenze oltre cento documenti che rivelano particolari inediti sulla sua vita privata

da Firenze
Leonardo Da Vinci era un predestinato. Crederci o no, a volte la realtà stupisce più della fantasia. Nell’annotazione relativa alla nascita e al battesimo di Leonardo, stilata dal nonno Antonio sull’ultima carta del protocollo notarile del padre, Piero di Ser Guido da Vinci, tra le altre cose si legge un nome: monna Lisa. Non è il soggetto del famoso dipinto, ma una delle cinque madrine che, insieme ad altrettanti padrini, presenziò al battesimo del neonato Lionardo. Insomma già nella primavera del 1452 quei due nomi - Leonardo e Monna Lisa - erano uniti.
Il futuro genio del Rinascimento «Nachue \a dì 15 d’aprile in sabato, a ore 3 di notte», come riporta il documento che, insieme ad altri 120 pezzi, sarà in mostra fino al 28 gennaio all’Archivio di Stato di Firenze. L’esposizione si intitola «Leonardo Da Vinci: la vera immagine. Testimonianze e documenti sulla vita e sull’opera» e celebra il centenario della «Commissione per l’Edizione Nazionale dei manoscritti dei disegni di Leonardo Da Vinci» presieduta da Paolo Galluzzi. Organizzata (oltre che dalla suddetta Commissione) dal Ministero per i beni culturali, dall’Archivio di Stato e dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, la mostra si propone di ripercorrere le tappe fondamentali della vita di Leonardo attraverso le tracce lasciate nei documenti d’archivio, affiancate da un apparato iconografico che illustra i momenti salienti della sua vicenda umana.
L’iniziativa riunisce in un’unica sede i principali documenti noti finora con cui è stata ricostruita la biografia leonardiana, un lavoro che ormai va avanti da oltre tre secoli e che non smette di regalare sorprese. Voluta dalla direttrice dell’archivio fiorentino, Rosalia Manno Tolu, e curata da Vanna Arrighi, Anna Bellinazzi e Edoardo Villata, la mostra è costata due anni di lavoro e comprende una sessantina di documenti e poi manoscritti, fac-simile di codici leonardiani e vari oggetti d’arte. Tra questi un Cristo giovinetto proveniente dal Museo Lazaro Galdiano di Madrid e per la quale si ipotizza un disegno preparatorio di Leonardo, il suo Ritratto di Cristofano dell’Altissimo, due vasi del tesoro di Lorenzo il Magnifico, due medaglie del Cellini, i cavalli in bronzo ispirati alla Battaglia di Anghiari, un disegno di Michelangelo della Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze.
Una mostra che si rispetti, soprattutto se dedicata a personaggi di grandissimo spessore, prevede sempre degli inediti. Quelli emersi dall’Archivio di Stato di Firenze si riferiscono alla prima giovinezza e al secondo periodo fiorentino di Leonardo Da Vinci, cioè tra il 1503 e il 1507. Il primo documento rintracciato da Vanna Arrighi, è un contratto del 1478 con cui il padre e lo zio di Leonardo (rispettivamente ser Piero e Francesco di Antonio da Vinci) ottengono a tempo indeterminato la concessione di un mulino di proprietà del comune di Vinci. Nel documento è previsto anche il godimento vitalizio del mulino a Leonardo, definito «figlio spurio dello stesso ser Piero», che chiarisce i rapporti tra l’artista e la sua famiglia, la quale evidentemente si preoccupava del suo futuro, nella certezza che sarebbe rimasto per tutta la vita a Vinci. Sono invece del 1503 due atti di compravendita con cui Leonardo acquistò due appezzamenti di terreno sotto le mura di Fiesole.
Un altro gruppo di inediti risalenti al 1505, si riferisce alla controversia con i fratellastri per l’eredità dello zio Francesco che aveva lasciato a Leonardo alcuni poderi. Nella vicenda l’artista ebbe il determinante supporto del gonfaloniere a vita Pier Soderini e di altri illustri personaggi. L’ultimo documento inedito è del 1520: si tratta del definitivo accordo patrimoniale tra i fratellastri di Leonardo comprendente anche i beni ereditati dall’artista. È proprio da questo documento che le curatrici della mostra hanno stabilito l’esito della controversia, conclusasi con l’assegnazione all’artista dell’usufrutto vitalizio dei beni.