«Mullah Omar è stato ucciso» Caccia al fantasma da 25 milioni

Mullah Omar è morto, anzi no combatte, vivo e vegeto, al comando dei suoi tagliagole, o forse l'hanno catturato. Fra le aspre montagne a cavallo fra Pakistan e Afghanistan torna a fare capolino il "fantasma" del boss guercio dei talebani. Il mullah che si autonominò Amir-ul-Moemineen, capo di tutti credenti musulmani è latitante da 10 anni, con una taglia di 25 milioni dollari sulla testa e ricercato numero uno dopo l'eliminazione di Osama bin Laden.
Mullah Omar sarebbe stato ucciso due giorni fa, durante un trasferimento verso il Waziristan settentrionale, un covo di vipere della guerra santa ad oltranza nell'area tribale pachistana. La clamorosa notizia è stata lanciata per prima dall'agenzia iraniana Fars, che ogni tanto ci azzecca e talvolta no, ma ha buoni agganci nell'area. Poi è stata rilanciata con forza da Tolo tv, il più noto canale privato afghano, che citava fonti dei servizi segreti afghani.
Secondo la ricostruzione, vera o presunta della sua morte, mullah Omar sarebbe partito giovedì scorso da Quetta, il capoluogo del Baluchistan. Una regione pachistana del sud ovest, che si trova a ridosso del confine afghano. A Quetta è da anni che vengono segnalati rifugi del leader guercio e della Shura talebana, il consiglio di guerra. Nel convoglio o lungo il tragitto ci sarebbe stato anche Hamid Gul, ex capo dell'Isi, il potente servizio segreto pachistano. Il generale in pensione, ma vicino ai fondamentalisti, ha smentito parlando di «storia ridicola». L'agenzia afghana Pajhwok, con ottime entrature negli ambienti talebani, ha invece confermato una pista intrigante. Mullah Omar sarebbe stato eliminato dal clan Haqqani, una fazione oltranzista degli insorti afghani, con l'aiuto o il beneplacito dell'Isi. Jalaluddin, il capostipite del clan, che combatte fin dai tempi dell'invasione sovietica è un vecchio alleato dei servizi pachistani. Non solo: sia lui, che il figlio Sirajuddin, che ha preso in mano le redini militari del movimento, erano entrati in urto con mullah Omar.
Secondo alcune fonti afghane il capo senza un occhio contava poco già da tempo. Altri pensano che avesse aperto al negoziato di pace con il presidente afghano Hamid Karzai scatenando le ire degli Haqqani e dell'Isi che vogliono controllare qualsiasi accordo e ancor più un governo di riconciliazione nazionale a Kabul. Una conferma delle mire pachistane, con le buone o con le cattive, sulle trattative per il futuro dell'Afghanistan è arrivato ieri pomeriggio dal convegno organizzato alla scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. All'incontro sull'intervento italiano in Afghanistan, dieci anni dopo, hanno partecipato, fra gli altri, l'ex inviato speciale della Farnesina nell'area Enrico De Maio, Arturo Parisi, che è stato ministro della Difesa, oltre ai generali Vincenzo Camporini e Federico D'Apuzzo.
Nelle ultime settimane sono trapelate notizie di incontri fra rappresentanti degli insorti afghani ed emissari americani che si sarebbero svolti fra il Qatar e la Germania. L'obiettivo è arrivare ad un disimpegno indolore delle truppe occidentali in Afghanistan. L'ultimo incontro sarebbe avvenuto 8 o 9 giorni fa. L'eliminazione di Bin Laden avrebbe favorito l'accelerazione dei colloqui segreti. Prima di arrivare ad un governo di riconciliazione, però, viene richiesta la liberazione di centinaia di prigionieri talebani, compresi una ventina di personaggi illustri detenuti a Guantanamo.
Dopo qualche ora dall'esplosione del giallo sulla sorte del capo dei talebani, Lutfullah Mashal, portavoce dei servizi afghani (Nds), ha aggiustato il tiro sostenendo che «è sparito dal suo nascondiglio a Quetta da quattro-cinque giorni». E nessuno sa che fine abbia fatto. I talebani con il loro portavoce Qari Muhammad Yousuf si sono affrettati a smentire: «Il capo di tutti i credenti è vivo e vegeto». E starebbe guidando le operazioni in Afghanistan. Per gli insorti si tratta di propaganda: «Vogliono distogliere l'attenzione dall'offensiva Badar», contro le forze Nato.
In Afghanistan, negli ultimi tre giorni, sono morte 16 persone in diversi attacchi suicidi, ma il vero colpo clamoroso è avvenuto in Pakistan. Un commando dei talebani pachistani è riuscito a penetrare, domenica scorsa, in una base navale a Karachi, che può ospitare armi nucleari. Prima che gli assalitori venissero annientati, dopo ore di battaglia e due aerei militari fatti saltare in aria, è arrivato l'annuncio che si trattava di «una rappresaglia per il martirio di Osama bin Laden».
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