«Una multa di 500 euro a chi non espone la croce»

Siamo nello Stato italiano. E il crocifisso è veicolo di significati universali. Esporlo in tutti gli edifici pubblici è un obbligo. Così recita l'ordinanza emessa da Riccardo Roman, sindaco combattivo di Galzignano Terme, paesino di poco più di 4mila abitanti a venti chilometri da Padova. Non esponi il crocifisso? Paghi una multa di 500 euro. E ora l'auspicio del primo cittadino è che l’ordinanza si moltiplichi in tutti i comuni del Veneto e non solo: Galzignano bandiera della difesa del crocifisso.
Sindaco, perché una decisione così forte?
«È una decisione giusta. Dobbiamo decidere se vogliamo una società forte o debole».
Cioè?
«Se è forte non temeremo mai di essere messi in minoranza da estremismi e tanto meno di finire marginalizzati da chi vuole imporre a noi occidentali culture diverse. In caso contrario...».
Che succederà?
«Il peggio, se mancasse la reazione istituzionale alla sentenza della Corte di Strasburgo che di fatto vieta di esporre il crocifisso nelle scuole».
Teme un movimento di massa per togliere il Cristo da ogni luogo pubblico?
«Io sono preoccupato principalmente dalla reazione opposta: sentenze così lasciano di fatto la porta aperta agli estremismi; è un segnale di indebolimento che scatena le reazioni dei più facinorosi. Ho agito seguendo la mia coscienza, convinto che le istituzioni, a partire dai Comuni, debbano reagire».
E se accusassero lei di estremismo per l'ordinanza?
«Guardi, stiamo parlando di un simbolo esistente, già presente da sempre nella maggioranza degli edifici pubblici. Io voglio garantire quello che già c’è, perché quel simbolo incarna valori universali che non possono essere compromessi».
Non tutti la pensano così...
«Il crocifisso rappresenta i valori condivisi di una comunità, sintetizza principi positivi e universali, condivisibili da tutti. Valori che fungono da collante della società civile».
Quindi, non è una questione di appartenenza religiosa?
«Tutt'altro. È una battaglia per principi universali che esula da guerre di religione. A nessuno potrà mai dare fastidio un’icona che veicola messaggi di solidarietà, condivisione, tolleranza, rispetto, a meno che non si creda nei disvalori della violenza e della sopraffazione».
Se dovesse motivare la sua ordinanza a un interlocutore ateo, che cosa direbbe?
«Che è un atto di difesa dei valori positivi e civili. Siccome nella sentenza europea si sostiene che l'esposizione del crocifisso viola alcuni (presunti) principi, di conseguenza legittima le azioni finalizzate a togliere il crocifisso. Non potevo che agire rispondendo in modo uguale - attraverso un'imposizione - ma di segno opposto».
Come ha reagito la sua comunità?
«Con una manifestazione di aperto sostegno che mi ha commosso».
E gli islamici come la vedono?
«Per i moderati sarebbe stato uno scandalo se noi non avessimo difeso la croce. Del resto, la bontà del simbolo è condivisa anche dai musulmani, a conferma che non si tratta di una battaglia fra religioni, ma di una battaglia per la tutela della tradizione e degli irrinunciabili valori civili e culturali».