Multa a casa, ma è morto: il presidente Atm si scusa

«È stata una botta veder arrivare a casa quella multa, un tonfo allo stomaco». Fabio Stefanacci, 35 anni, ha perso suo fratello Diego in un incidente stradale quattro mesi fa, alla fine di gennaio. E ora che lotta ogni giorno per farsi una ragione di quanto è successo in quella maledetta sera, si è visto recapitare nella cassetta delle lettere una contravvenzione di 95 euro da parte di Atm intestata proprio a Diego. Il motivo? A causa di quell’incidente l’autobus della linea 73, che va da Milano a Peschiera Borromeo, è stato costretto a sospendere il servizio perché la carreggiata era del tutto bloccata per i vari rilevamenti. La moto di Diego era rimasta a terra, mentre lui veniva portato in fretta e furia in ospedale. Purtroppo inutilmente. «Ci ha fatto effetto vedere il suo nome scritto sulla carta - spiega Fabio -. Mia madre l'ha presa male. Malissimo direi. È come se avessero rigirato il coltello nella piaga. La nostra ferita è ancora aperta e questo episodio ha aggiunto tanta amarezza a un dolore che sentiamo vivo».
Immediate le scuse di Atm, che non si è limitata a scrivere un semplice e stringato telegramma. Il presidente dell'azienda di trasporti in persona, Elio Catania, ha telefonato in negozio, una lavanderia, alla mamma di Diego per chiedere scusa e spiegarle che si è solo trattato di un disguido: «Signora, le facciamo le nostre più sentite condoglianze. Ci perdoni per quanto accaduto. È stato un errore. Consideri la multa nulla».
Scuse accettate. Ma da qui a consolare una madre che ha perso il figlio ce ne vuole. «Accettiamo le scuse di Atm - continua Fabio - ma tutto questo non doveva accadere. Ovviamente non avremmo pagato nemmeno un centesimo, ero pronto a mobilitarmi e a scrivere al sindaco e al vicesindaco». Ora che la multa è stata archiviata e finirà nel dimenticatoio dell'azienda di trasporti milanesi, Fabio chiede «più attenzione». Se per gli uffici si tratta di «prassi», per una famiglia sono «tuffi al cuore» da evitare. Atm precisa che nessuno in azienda sapeva che l'incidente fosse stato mortale: «Se non fossero stati spediti i verbali per chiedere il risarcimento, qualcuno avrebbe anche potuto essere accusato di omissione di atti di ufficio». La burocrazia non registra il dolore, né mette a verbale il lutto. «È una situazione assurda - commenta ancora Fabio -. Almeno ora, oltre alle scuse, ci aspettiamo due righe di conferma dell'archiviazione della multa. E poi vorremmo vedere il verbale dei carabinieri, che stiamo ancora aspettando anche se sono scaduti i termini per riceverlo».