"Multa intimidatoria. Noi sempre equilibrati"

«Paradossale e intimidatoria»: se l’è presa parecchio, Clemente Mimun, direttore del Tg5, per la sanzione comminata dall’Autorità per le telecomunicazioni ai tg che hanno ospitato Silvio Berlusconi.

È così, direttore, la sanzione l’ha fatta imbestialire...
«Certo. Ma sono con la coscienza a posto. La nostra redazione politica è sempre stata equilibrata prima, durante e dopo le scadenze elettorali. Per questo la sanzione è inaudita. Dopo i programmi la cui messa in onda viene stabilita dai tribunali, che fissano anche ora, giorno e rete e dopo le sentenze che indicano chi debba condurre i tg, ora abbiamo un’authority, che dovrebbe essere un istituto di garanzia, che nel periodo elettorale, decide sanzioni economiche rilevanti nei confronti di telegiornali che osano trasmettere interviste».

L’authority ha sanzionato una presenza massiccia: la par condicio vale o no?
«Chi ho intervistato? Un terrorista di Al Qaeda che invita alla guerra santa? Un mafioso di quelli che prendono in giro magistrati e tribunali cambiando due versioni al giorno? Un delinquente che insegna ai ragazzi come fabbricare molotov? L’Agcom ha sanzionato chi ha osato intervistare, decidendolo autonomamente, niente meno che il presidente del Consiglio. Mi chiedo se questa “norma” valga solo per Berlusconi».

L’intervista è diventata una conferenza stampa.
«Non era una conferenza stampa. Avevamo chiesto a Berlusconi un commento fin dal lunedì del voto. Se avesse avuto appuntamenti pubblici avremmo tentato di estorcergli delle risposte al volo. Il presidente ha deciso di realizzare interviste solo il venerdì. Non ho dubitato un attimo che si trattava di una cosa interessante e l’intervista l’ha realizzata Andrea Pesciarelli, componente del cdr, che ha fatto le sue domande e montato liberamente le risposte, come sempre».

La prima domanda è stata se è vero che Berlusconi ha sette vite come i gatti.
«La domanda è stata: qualcuno dice che siamo all’epilogo, qualcun’altro che lei ha sette vite come i gatti. Se lo erano chiesto tutti i commentatori dei giornali subito dopo il voto. Se lo scrivono gli opinionisti va bene, se lo chiede un giornalista tv è un servo?».

Il Cdr si è dissociato e il giornalista che ha realizzato l’intervista si è dissociato dal Cdr.
«Se tutti i giornalisti, non solo una parte di quelli del Tg5, si fossero tenuti fuori dall’agone politico, oggi parleremmo di agitazioni o scioperi, a tutela della libertà d’informazione. Ma non è accaduto e non accadrà perché nessun organo rappresentativo della stampa oserebbe dissociarsi dai diktat voluti e graditi ad uno schieramento che in passato ha saputo premiare i fedelissimi con scranni in Parlamento e ottime poltrone. Quando una battaglia è giusta, e come in questo caso sono in gioco principi fondamentali come la libertà d’informazione, la si fa e basta. Non credo che al Tg5 la maggioranza la pensi come i due colleghi del Cdr che hanno redatto, in fretta e senza consultazioni, il comunicato».

I tg che ne escono meglio anche economicamente sono quelli che non han fatto l’intervista.
«Non so dire se Tg3 o TgLa7 l’avessero chiesta».

Hanno evitato la sanzione.
«Il fatto inaudito non è che loro non siano stati multati, ma che lo siamo stati noi. Si è sancito il divieto d’intervistare il capo del partito di maggioranza relativa nel periodo elettorale».

È sicuro che intervistarlo in un momento tanto convulso giovi all’autorevolezza della testata?
«E lei è sicuro che non conoscere il commento del capo del partito di maggioranza relativa sia un vantaggio per il cittadino?».

Per Ferrara una presenza così dilagante nei tg è un autogol.
«Ferrara fa l’opinionista, io mi limito a mettere insieme quello che serve a chi ci guarda per formarsi un’opinione. Ferrara è un campione perché nei suoi commenti non ci sono banalità: li puoi condividere o meno, ma sono sempre interessanti».

Come vanno gli ascolti del Tg5?
«Bene, tenendo conto che dopo l’esplosione del digitale terrestre sono stati spalmati diversamente».

Come si spiega la crescita costante del TgLa7?
«Enrico è molto bravo e lo è sempre stato. Come accadde nel ’92, quando arrivammo qui con Sposini, anche adesso inizia una fase esplosiva. Allora c’era Mani Pulite, oggi una situazione di caos che fa immaginare grandi cambiamenti. Il TgLa7 si giova della bravura di Mentana, della situazione caotica e dell’attesa che accompagna chi non appariva da tanto».