Multa al Milan, serie C all’Arezzo

I rossoneri «pagano» ancora le telefonate di Meani con Titomanlio e Mazzei. Per la prima volta la prova tv a un processo sportivo

Gian Piero Scevola

Calciopoli atto secondo, l’Arezzo vede la serie C e il Milan si prende un buffetto. Dopo le pesanti richieste del procuratore Stefano Palazzi nei confronti della Reggina, ieri è arrivato il bis per l’Arezzo nel processo in corso a Roma davanti alla Caf presieduta da Sergio Artico. Un procedimento in tono minore rispetto al maxiprocesso che in luglio aveva infiammato l’Olimpico, ma che rischia di portare a sconvolgimenti in classifica con la retrocessione della Reggina in B (con l’aggiunta di 15 punti di penalizzazione) e dell’Arezzo in C1 (partendo da -3) e il conseguente ripescaggio del Lecce nella massima categoria e dell’Avellino tra i cadetti.
Una brutta storia, quella di Arezzo-Salernitana (1-0) nella stagione 2004/05, che ha portato sul banco degli accusati i toscani che devono rispondere di responsabilità presunta per l’illecito sportivo. Tutto nasce da una telefonata tra il designatore dei guardalinee, Gennaro Mazzei e l’assistente Stefano Titomanlio, con quest’ultimo che si vanta di aver volutamente fermato gli attaccanti campani con fuorigioco inesistenti. «È univoco e incontestabile che il comportamento di Titomanlio sia stato a vantaggio dell'Arezzo. Il quadro probatorio non ha portato ad individuare un soggetto tesserato dell’Arezzo come co-responsabile, ma tutti gli elementi contrastano con la prova contraria, quindi la responsabilità è presunta perché si inquadra in un concetto di “cui prodest?”», la dura requisitoria di Palazzi.
Cinque anni di squalifica e proposta di radiazione per Mazzei e Titomanlio (con i difensori che chiedono invece il proscioglimento), dunque, la proposta del pm napoletano: «La loro condotta è molto grave, molto più grave di altre condotte, perché annichilisce la funzione del settore arbitrale che dovrebbe essere corretto ed equilibrato nello svolgimento di una partita in parità tra due squadre». Ma le «gole profonde» non si fermano ai due rappresentanti del settore arbitrale, a dare loro man forte il solito Leonardo Meani, l’ex addetto agli arbitri del Milan, che nella sua grandeur spaziava su tutti i campionati, parlando e sparlando con arbitri e guardalinee. Un personaggio che il Milan avrebbe fatto bene a tenere ai margini della società e che invece coinvolge il club sottoponendolo a pessime figure in Italia e all’estero. Il Meani, conversando con Titomanlio, viene a sapere della «bravata» dell’amico, ma non lo denuncia, come avrebbe dovuto fare qualsiasi tesserato e così, per omessa denuncia, Palazzi propone nei suoi confronti una inibizione di tre mesi che vanno ad aggiungersi ai 2 anni e 6 mesi comminatigli nel primo processo. E alla fine ci va di mezzo anche il Milan per responsabilità oggettiva: Palazzi ha infatti chiesto di condannare il club rossonero a 10.000 euro di multa. Il Milan torna così a pagare per le «cattive amicizie» di un suo ex dirigente.
La curiosità della giornata è data però dalla prova tv che sbarca nel processo bis: il presidente Artico ha infatti ammesso la richiesta dell’avvocato dell’Arezzo, Antonio D’Avirro, di poter visionare un dvd della durata di 3 minuti con 4 episodi contestati all’assistente Titomanlio durante la gara incriminata Arezzo-Salernitana. Una novità assoluta, con D’Avirro che ha illustrato le sue tesi durante l’arringa difensiva con un supporto video che mostrerebbe l’assenza di alterazione del risultato.
Volano invece panni sporchi tra gli arbitri. «Titomanlio è un bugiardo, si voleva dare importanza, far vedere che poteva fare. Dice solo menzogne. E poi nelle nostre classifiche era ed è sempre stato considerato un guardalinee mediocre», la chiosa finale di Mazzei. Giovedì le sentenze della Caf.