Multa, vuoi fare ricorso? Prima paghi una tassa

Per contestare la contravvenzione sarà necessario versare dai 30 ai 70
euro. L’obiettivo è arginare la marea di cause che impegna i giudici di
pace. Adiconsum: "E la lobby degli avvocati vuole rendere obbligatorio
l’intervento di un legale"

Al popolo dei multati è un’idea che non piacerà: la loro principale arma, il ricorso davanti al giudice di pace, presto potrebbe diventare a doppio taglio. Lo prevede la Finanziaria 2010 che dedica un capitolo alla impervia questione delle spese di giustizia, agendo sia sul fronte del recupero delle spese non riscosse, sia sul taglio di alcune esenzioni, che permettevano di fare ricorso gratis per alcune categorie di cause incluse, ad esempio, le liti condominiali.

Ma è sul fronte delle contravvenzioni che la nuova normativa rappresenta un cambio di marcia più incisivo. Si fa presto a fare i conti: attualmente, la legge prevede un’esenzione totale dal cosiddetto «contributo unificato» per le spese di giustizia quando il ricorso è contro le contravvenzioni. Con la Finanziaria, salta l’esenzione: chi vuole contestare una multa, dovrà pagare 30 euro (si potrà farlo in tabaccheria) per presentare il ricorso. La spesa sale a 70 euro se le contravvenzioni superano i 1.100 euro di valore. L’intento della norma è trasparente: arginare la marea montante di cause che sta intasando gli uffici dei giudici di pace. E proprio la quotidiana battaglia sulle contravvenzioni è diventato il lavoro principale dei 4.700 «magistrati alternativi» istituiti nel 1995: i ricorsi per le contravvenzioni sono quasi 700mila l’anno, stima dell’Unione nazionale dei giudici di pace. Un numero che continua a crescere.
Ed ecco perché la Confederazione dei giudici di pace accoglie con favore l’idea della «tassa sui ricorsi»: «Siamo letteralmente oberati da 7-10 cause al giorno - lamenta Salvatore Fazio, rappresentante dell’associazione di categoria - e spesso proprio quelle automobilistiche ci rubano più tempo».

Il filtro insomma, ai giudici non dispiace affatto: «Un filtro ci vuole e probabilmente quello economico è il più efficace - ammette Fazio -. Il problema è l’elevato tasso di litigiosità del nostro Paese. I giudici di pace erano stati creati per sgravare i tribunali da una parte delle cause, ma non è stato così: con i nuovi giudici si è generato nuovo contenzioso». Va sottolineato poi, come ha rivelato un’inchiesta del Giornale del 10 novembre 2008, che la sorta di trasformazione forzata dei magistrati aggiunti in vigili urbani un costo ce l’ha già e non è piccolo. Il proliferare di multe pazze, i soli Comuni ne elevano 10 milioni l’anno, comporta un costo di 40 milioni di euro l’anno per la giustizia. La finanziaria non fa che spostare questo carico dalla fiscalità generale agli utenti del «servizio giustizia». Il nodo vero diventa la misura del pagamento: se i 70 euro di contributo per 1.100 euro di spesa possono essere accettabili, è chiaro che per le multe ordinarie, i classici 70 euro per il parcheggio in sosta vietata o l’ingresso nella Ztl, il contributo di 30 euro si trasformerà in un deterrente tombale: chi becca la multa finirà col tenersela. E, considerando che secondo l’Unione nazionale dei giudici di pace su dieci ricorsi, in media vince sei volte l’automobilista, per un bel po’ di gente la tassa si tradurrà in giustizia negata. Anche perché l’altra strada possibile, il ricorso in prefettura, ha già incorporato il deterrente: il multato, se il ricorso non passa, dovrà pagare il doppio della contravvenzione minima.

Se, dunque, l’esigenza di un filtro ai ricorsi è generalmente avvertita, i consumatori invocano un freno anche all’escalation delle multe. «Per gli enti locali sono ormai un surrogato delle tasse - denuncia Paolo Landi, segretario dell’Adiconsum - ormai anche i punti patente puoi evitare di farteli togliere purché paghi la contravvenzione». E l’Adiconsum suona l’allarme anche su altre due proposte che stanno circolando nelle Commissioni parlamentari. «Vogliono rendere obbligatoria la conciliazione fatta da organismi privati in materia di contratti assicurativi e bancari, contravvenzioni e danni alla salute da interventi medici - accusa Landi - in queste materie non si potrà far ricorso ai giudici di pace se non si sarà prima tentata la strada dell’arbitro».

E non solo: ci sono proposte che mirano rendere obbligatorio il ricorso a un legale su questi temi. «È la lobby degli avvocati che preme - s’indigna Landi - se passano queste proposte i consumatori dovranno praticamente pagarsi una giustizia privata».