«Multati per ogni assenza», bufera tra gli onorevoli

RomaDieci euro di multa ai deputati del Pdl per ogni votazione mancata. L’idea è di Fabrizio Cicchitto e Italo Bocchino, decisi ad evitare che il governo vada ancora una volta sotto alla Camera, nonostante gli oltre cento voti di vantaggio. Un’iniziativa che però non raccoglie il gradimento di quasi nessuno dei parlamentari del centrodestra, An in prima linea.
Già, perché se è assolutamente sensato che presidente e vicepresidente del gruppo corrano ai ripari contro l’eccessivo assenteismo dei deputati di maggioranza - sono in molti gli insoddisfatti per non aver portato a casa una nomina a sottosegretario o a presidente di Commissione -, va detto che la scelta di lasciare una circolare nella casella di ciascun deputato con la ricetta «antifannulloni» non è stata affatto apprezzata dai diretti interessati. «Per affrontare questo genere di questioni - chiosa più d’un deputato - esistono le riunioni di gruppo. Buttare lì la minaccia di una multa è roba dell’altro mondo». Insomma, salvo qualche caso, la maggioranza dei deputati Pdl - seppure chiedendo l’anonimato - giudica «irricevibile» la circolare Cicchitto-Bocchino. Di cui, peraltro, nessuno aveva avuto sentore fino a ieri mattina, neanche gli altri vicepresidenti del gruppo. I due, però, hanno intenzione di tirare dritto e far approvare il «codice di autodisciplina» durante un’assemblea con tutti i deputati. Perché, è il senso del ragionamento di Cicchitto, «se un dipendente di qualsiasi azienda se ne sta a casa viene sanzionato e non si capisce perché le cose debbano funzionare in modo diverso in Parlamento».
A sollevare pubblicamente la questione, direttamente nell’aula della Camera e chiedendo l’intervento di Gianfranco Fini, è stato Niccolò Cristaldi. Che è sbottato: «Sono un deputato della Repubblica e come tale rispondo solo alla Costituzione. Mi riservo di valutare la lettera e chiederò l’intervento del presidente della Camera». Scoppia la bagarre e volano anche parole grosse tra Cicchitto e Cristaldi. Mentre il dipietrista Fabio Evangelisti bolla la proposta come «una pagina vergognosa della storia parlamentare». Solo l’intervento del presidente della Camera ferma le polemiche. «Valuterò - dice Gianfranco Fini - come garantire a tutti i membri di questa Camera il rispetto della Costituzione, del rapporto con gli elettori e di quello di leale collaborazione con i gruppi». Il dibattito, però, si sposta presto nel cortile interno di Montecitorio. C’è chi ironizza, chi annuncia battaglia e chi mette persino in dubbio l’effettiva esigibilità della sanzione. I dieci euro, infatti, andrebbero sottratti dal contributo rapporto eletto-elettore che transita attraverso l’amministrazione del gruppo ma, spiega un presidente di Commissione, «si tratta di soldi dello Stato e voglio proprio vedere a che titolo possano sottrarceli». Soldi che, recita la circolare, saranno destinati a «un fondo per finanziare adozioni a distanza di minori».