Multe ai negozianti per troppo zelo: meglio rifletterci

Chissà se il ministro Bassanini, padre dell'ultima riforma degli enti locali, avrebbe mai immaginato l'incredibile pasticcio che la sua legge - che conferisce maggiori poteri gestionali alle burocrazie comunali rispetto alla dirigenza politica - avrebbe provocato in questi giorni a Palazzo Marino. I fatti, da come è stato possibile ricostruirli, sono i seguenti. Un giorno dello scorso anno, dirigenti ancora senza nome della divisione Finanze e tributi hanno richiamato l'attenzione dei colleghi preposti alla Pubblicità sulle potenzialità di una legge del 1993 (governo Ciampi), poi emendata in maniera confusa nel 2001 e nel 2006, che impone ai commercianti tutta una serie di obblighi, limitazioni e tributi per la pubblicizzazione delle loro attività. Sempre applicata con una ragionevole tolleranza, la norma sembrava offrire la possibilità di comminare un numero molto più sostanzioso delle normali 300 multe annue se gli uffici competenti del Comune avessero proceduto con minuzioso rigore ai necessari accertamenti. È probabile che i suddetti dirigenti, dipendenti di quell'assessorato al Bilancio che oggi non ha titolare, abbiano agito per cercare di incrementare le entrate comunali in un momento di crisi (buco previsto di 170 milioni), ma forse volevano anche ribadire i poteri della burocrazia in materia di attività commerciali. Fatto è che, senza avvertire né il sindaco, né alcun membro della giunta, persuasero i dirigenti dell'assessorato diretto da Maurizio Cadeo a mettere il turbo alla macchina inquisitiva. Ma, poiché il Comune non dispone delle strutture sufficienti a procedere a rilevamenti a tappeto, il compito fu affidato a una ditta esterna, la Maggioli, che si era aggiudicata l'appalto relativo già nel 2006 e che si mise subito all'opera, sguinzagliando per la città decine di giovanotti muniti dei poteri di «accertatore». Risulta che, a tutt'oggi, la Maggioli abbia effettuato 65.000 controlli, cioè sulla quasi totalità degli esercizi milanesi: l'85% è risultato in regola, il restante 15% in difetto, ma spesso solo per mancata segnalazione o violazioni minori.
Si direbbe, peraltro, che un po' per l'oscurità e addirittura le contraddizioni della legge, un po' per il rigore delle istruzioni ricevute, gli accertatori abbiano dato al loro compito una interpretazione - per così dire - estensiva: hanno cioè fatto rientrare nelle infrazioni segnalazioni addirittura dovute, come la indicazione in vetrina delle carte di credito accettate, l'esposizione del menu dei ristoranti o informazioni sui servizi resi nel negozio

A una prima verifica, sembra che il 40% degli esercizi denunciati abbia commesso effettivamente irregolarità gravi, il 60% infrazioni «discutibili », spesso anche in buona fede. Comunque, i funzionari non hanno ritenuto di effettuare un vaglio interpretativo dei verbali e - sempre senza che qualcuno si degnasse di avvertire l'assessore, che ha appreso dell'iniziativa a cose fatte, dai giornali - hanno fatto partire entro il 31 dicembre (per poterle iscrivere a bilancio) 672 contravvenzioni, per un ammontare totale di 784mila euro. In preparazione ce ne sono altre centinaia, per un ricavo potenziale vicino ai due milioni. La reazione dei commercianti è stata molto forte, e ha avuto un effetto quasi immediato. L'assessore Cadeo (con il pieno assenso del suo collega con l'interim del Commercio Terzi), conscio del danno politico che la vicenda potrebbe provocare presso una categoria fisiologicamente vicina al centrodestra, ha dato ordine di sospendere gli accertamenti e l'invio di ulteriori verbali, ha disposto la rescissione del contratto con la Maggioli e sta studiando le possibili strade da seguire per annullare le multe comminate in base a un’interpretazione troppo restrittiva o addirittura sbagliata della legge. Sarà invece difficile che vengano «risarcite» quelle relative a violazioni accertate di norme consolidate.

Ora si apre una serie di problemi. Il primo è quello di cercare di limitare i danni, tenuto conto che, in presenza di un verbale di accertamento le contravvenzioni erano un atto dovuto e che il loro azzeramento è possibile solo in presenza di errori formali, o in seguito a una complessa procedura interpretativa, caso per caso.

Il secondo è, come dice Cadeo, non tanto di individuare i responsabili, che potrebbero anche avere agito in buona fede, quanto quello di correggere un sistema che non ha funzionato. Poiché tutto discende da una legge dello Stato, il senatore Antonino Caruso si è assunto il compito di presentare d'urgenza alcuni emendamenti al collegamento della Finanziaria che esentano i commercianti da una serie di adempimenti e che, se approvati, semplificherebbero notevolmente i rapporti tra il Comune e gli esercenti e potrebbero avere una specie di effetto sanatoria.

Il terzo è la applicazione al settore del commercio, oggi super regolamentato e per giunta gravato da un’assurda varietà di tributi, di quella semplificazione legislativa per cui è stato addirittura creato un ministero, ma che in molti casi, per esempio l'occupazione di suolo pubblico,può essere attuata anche a livello comunale.

«Dobbiamo smettere» dice Cadeo a mo' di esempio «di chiedere dei soldi a chi mette una pianta davanti al suo negozio». Siamo di fronte a un’autentica giungla normativa, che comporta per i titolari di esercizi non solo spese, ma anche grandi perdite di tempo, che appare particolarmente assurda inunafase in cui tutte le attività economiche sono in sofferenza, e - specie quando non costa nulla - la politica deve fare il possibile per sostenerle.