Multe fantasma? La Capitale guida la classifica

Lidia Scognamiglio

«Avete ricevuto uno o più verbali di contravvenzione dal Comune di Roma, senza esservi mai recati con la vostra auto in quella città? Vi suggeriamo cosa dovete fare per contestare la cosa». Questa è la scritta che si legge sul sito on line del Centro Consumatori Utenti Alto Adige nella sezione «multe fantasma da Roma». Spetta alla Capitale la maglia nera nella classifica dei comuni che tartassano gli ignari automobilisti. A seguire Napoli e Milano. Le vittime preferite della «miopia» dei vigili capitolini sembrano essere proprio i cittadini del Nord Italia, in particolare gli altoatesini. Per una strana beffa del caso, dal 1997 a oggi, sono circa 400 gli automobilisti di Bolzano colpiti dalle multe «fantasma». «Solo negli ultimi cinque mesi - dichiara Rossano Barrella, responsabile dell’ufficio di presidenza di Roma della Provincia autonoma di Bolzano - ci hanno segnalato 35 multe “pazze“. Molti, pensando sia un errore, non fanno ricorso e dopo quattro anni ricevono la cartella esattoriale. E allora sì che è difficile dimostrare la verità».
Carlo Ullu, classe 1940, di Pavia, è da sei anni che cerca di dimostrare la sua innocenza. Nella Capitale c’era stato solo da giovane, ma nel 1999 il Comune di Roma gli recapitò una multa per infrazione di sosta vietata. La sua auto non si era, però, mai mossa da Pavia. Ci racconta la sua storia, dalle tinte kafkiane. «Da anni continuano ad arrivarmi avvisi di pagamento per questa presunta infrazione commessa nella capitale. Ho fatto denuncia ai carabinieri temendo che qualcuno potesse girare con una targa clonata. Poi mi sono rivolto al prefetto di Roma chiedendo che mi fosse cancellata la multa. Ma il ricorso è stato respinto freddamente senza dare alcuna motivazione». Per non parlare dei continui tentativi telefonici per contattare l’ufficio contravvenzioni del Comune, anch’esso un «fantasma». «Non sono mai riuscito a parlare con un operatore - spiega Ullu - mi mettevano in attesa rimandandomi da un numero all’altro».
Ullu ha provato anche a dimostrare con dei documenti che in quel lontano maggio 1999 era impossibile che si trovasse a Roma, visto che due giorni dopo era stato ricoverato in una clinica a Pavia per esami a una frattura radio-ulna, un incidente che rendeva poco probabile una faticosa trasferta in auto di 1300 km. Inoltre l’auto in sosta vietata era una Fiat, mentre la sua è un’Alfa Romeo. «Ho evitato fino a ora di recarmi a Roma per esporre le mie ragioni - continua l’uomo - in quanto il costo della trasferta piuttosto elevato è fuori dalla mia portata e assolutamente esagerato all’entità della multa. Intanto ho scritto anche al Giudice di pace e al sindaco di Roma, ma per ora nessuna risposta». «È una beffa ingiusta. Ormai è una questione di principio. Questi continui bollettini di pagamento mi angosciano per una colpa che non ho mai commesso. Non so più a che santo votarmi». Ullu è stanco. Anche perché le battaglie condotte per la «giustizia», a volte, costano caro. La fantomatica multa «fantasma» è lievitata dalle vecchie 122 mila lire a 272 euro. Una cifra che con la sua modesta pensione difficilmente potrà permettersi.