Multe fasulle e ganasce fiscali: Veltroni faccia chiarezza sul «pasticcio» Gerit-Comune

Dunque il Comune ha deciso di prendere qualche iniziativa nel pasticcio della valanga di multe, cartelle pazze e ganasce fiscali. Un’emergenza di cui si è occupata - meritoriamente - anche Radio Vaticana. I cittadini che nel primo trimestre del 2007 hanno ricevuto preavvisi di fermo dell’auto causa (presunte) multe non pagate hanno tempo fino al 30 settembre per «ulteriori verifiche» presso l’Ufficio contravvenzioni di via Ostiense. È probabile che sul cambio di rotta sia intervenuto lo stesso sindaco Walter Veltroni. Da politico esperto ha capito che questa storia delle contravvenzioni «a gogo» per fare cassa sta minando alle fondamenta il rapporto, in una democrazia degna di questo nome, tra amministrati e amministratori. È qualcosa. Anche se le ultime notizie parlano di una ripresa «a valanga» dell’emissione di ipoteche e ganasce fiscali. Una evidente contraddizione che dovrebbe essere spiegata dall’assessore al Bilancio Marco Causi. Nel concedere la boccata d’ossigeno sui provvedimenti del primo trimestre 2007, dopo l’incontro con Attilio Befera, l’ad della Gerit, ovvero la società di riscossione (gruppo Equitalia Spa), Causi si è affidato a uno scarno comunicato, in un «silenzio irritato». Irritato con chi, assessore? La proroga concessa per ulteriori verifiche è la prova che sono stati emessi migliaia e migliaia di ruoli basati su cifre sbagliate, multe duplicate, cadute in prescrizione o già cancellate dai giudici di pace, eccetera. Nel comunicato l’assessore parla di «criticità emerse nelle ultime settimane nella gestione delle risorse». Le «criticità» non sono affatto delle ultime settimane ma vanno avanti da anni. E quelle che lei, assessore, chiama «criticità» sono la pistola puntata alla tempia - sotto forma di pignoramenti, riscossioni coattive - contro decine di migliaia di famiglie che si sono viste imputare il pagamento di migliaia di euro per cifre non dovute o quantomeno dubbie. Com’è possibile che ora la storia si ripeta su ancor più larga scala? Questa è la prima domanda cui dovrebbe rispondere l’assessore. È vero che - come è stato denunciato in un recente convegno degli avvocati romani - la società di riscossione per ogni avviso di fermo amministrativo emesso, fondato o no, riceve un congruo compenso dall’amministrazione, cioè a spese nostre? Se così è, è grave.
Un’altra domanda è: come sono stati iscritti nei bilanci comunali questi «crediti», che così certi evidentemente non sono? Il sindaco dovrebbe avocare a sé il delicatissimo dossier multe, diventato uno dei temi centrali e parte, a ben vedere, della più ampia vertenza sicurezza che questa amministrazione comunale ha con la città. Spieghi una volta per tutte dove sono finiti i soldi incassati a suo tempo dalla Sta per le strisce blu, e che fine fanno i soldi delle contravvenzioni. Dica soprattutto come intende procedere in futuro. Se intende, come prescrive il codice della strada, riportare le multe a essere uno strumento per sanzionare sì le violazioni ma in un’ottica finalizzata a migliorare la viabilità e la sicurezza. E non una tassa subdola applicata sul diritto a muoversi, lavorare e vivere, forse degna più dei gabellieri medievali che di una capitale moderna.
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