Multe con fermi amministrativi: dal Codici un esposto in Procura

L’associazione ipotizza il reato di estorsione a carico di Comune e Gerit

Fa discutere la vicenda dei fermi amministrativi impropri per il mancato pagamento delle multe, denunciato dal nostro giornale ieri. Un fenomeno che, denuncia il Codici in una nota, «deve assolutamente trovare un freno». Prosegue l’associazione: «Non bastano le interrogazioni, non bastano le proteste, perché le ingiunzioni di pagamento continuano a pervenire ai cittadini, senza fondamenti di sorta. Perché le multe che secondo il Comune non sono state pagate, in realtà, sono state annullate dal giudice di pace, che ne ha accolto l’istanza di contestazione. Dunque non sono più dei titoli che danno all’amministrazione il diritto di rivalsa nei confronti dei cittadini». «Vista la spiacevole situazione - dice il responsabile dell’ufficio legale del Codici Carmine Laurenzano - abbiamo deciso di inoltrare un esposto alla Procura di Roma perché verifichi se i comportamenti adottati dal concessionario per la riscossione, la società Equitalia-Gerit spa, e il Comune stesso, configurino o meno il reato di estorsione».
«Va considerato - continua la nota - che il Comune di Roma, in qualità di beneficiario della sanzione amministrativa, è ritualmente chiamato a partecipare al procedimento di opposizione, e dovrebbe quindi essere a piena conoscenza dell’annullamento della sanzione. Nonostante ciò, ha proceduto per mezzo della Gerit Spa al tentativo e/o alla riscossione coatta della somma per ottenere, quindi, un ingiusto profitto». «Anche le modalità di riscossione sono opinabili: il prelievo forzato dai conti correnti, sebbene sia permesso dalla legge, può essere un metodo assai pericoloso - continua Ivano Giacomelli, segretario nazionale del Codici -. Consideriamo ad esempio una famiglia che, magari, non ha denaro a sufficienza neanche per arrivare alla fine del mese, prelevarle del denaro da un giorno all’altro potrebbe verosimilmente metterla sul lastrico. Possibile che le amministrazioni pubbliche non pensino che il cittadino, prima ancora di pagare le tasse, dovrebbe pensare al soddisfacimento dei bisogni primari? Possibile che si possa giungere a tanto, e per giunta a causa di un errore?». Codici, inoltre, «ha pubblicato sul proprio sito internet il facsimile dell’esposto alla Procura inoltrato ieri, per chiunque sia stato vessato da simili comportamenti da parte dell’amministrazione capitolina».
Un’altra associazione di difesa dei consumatori, Primoconsumo, punta l’obiettivo sulle cartelle pazze: «Il numero di avvisi di accertamento e di cartelle esattoriali errate notificate negli ultimi giorni dagli agenti della riscossione è la testimonianza che il sistema di riscossione fiscale è cieco e sordo ai diritti ed alle aspettative dei contribuenti e che necessita di un intervento immediato da parte degli organi preposti», dice il presidente di Primoconsumo, Marco Polizzi. «Gli avvisi di pagamento notificati per Ici, diritti camerali, Tarsu e redditi soggetti a tassazione separata - prosegue Polizzi - sono non solo illegittimi, ma per gran parte dei casi errati, dato che gli importi richiesti non sono dovuti. La problematica è aggravata dal fatto che i prelievi vengono effettuati direttamente dai conti correnti bancari dei presunti morosi creando così un danno economico immediato e spesso non riscontrato dai contribuenti stessi».
«A cadere nel mirino dei gestori della riscossione - continua Polizzi - sono soprattutto anziani, cittadini comuni, commercianti e piccole imprese. Roma non è altro che la punta dell’iceberg di un fenomeno di rilevanza nazionale dato che mediamente, infatti, un italiano su tre è vittima degli errori, figli di metodi sbrigativi o della mancata comunicazione tra enti impositori e concessionari della riscossione. Auspico che il Prefetto di Roma prenda al più presto coscienza della situazione intimando all’amministrazione comunale di porre in essere i provvedimenti necessari a rassicurare i cittadini evitando agli stessi di subire vessazioni».