Le multe «pazze» finiscono nel mirino della magistratura

Cittadini disperati in via di Francia con bollettini già pagati Ma se il Comune non rimedia ci pensano i giudici di pace

(...) responsabilità già nella lettera che spedisce ai contribuenti. Spiega di essere solo un esattore e di eseguire ordini arrivati dal Comune. Suggerisce di rivolgersi alla polizia municipale per qualsiasi spiegazione.
Il fatto è che molti, in attesa con il numerino del proprio turno in mano, si confrontano tra loro e scoprono di essere tutti nella stessa situazione. Hanno ricevuto richieste di pagamenti per multe già pagate, come dimostra ampiamente la ricevuta fortunatamente ritrovata in qualche cassetto dopo quattro anni. Altri scoprono solo ora di avere una contravvenzione della quale avevano sempre ignorato l’esistenza. C’è persino chi la stessa multa l’ha pagata due volte, ma ora la polizia pretende di raddoppiare pure i punti da togliere sulla patente. La mattinata in via Di Francia scorre lenta, fuori dalla porta a vetri degli uffici. Fino al momento in cui il cittadino riesce a guadagnare lo sportello, convinto di poter vedere riconosciute le proprie ragioni. Macché, non basta neppure la ricevuta che dimostra il pagamento effettuato. Allo sportello prendono atto, ammettono, ma rilanciano: «La multa l’avrà pagata, ma forse fuori tempo massimo, oltre i 60 giorni». E questo basterebbe, secondo i vigili, a giustificare una cartella esattoriale già messa a ruolo all’insaputa del cittadino per oltre cento euro tra more, interessi e diritti di segreteria vari. Ma c’è chi vorrebbe capire, verificare. Chi chiede di vedere la ricevuta di notifica, per chiarire l’eventuale ritardo, ottiene un’altra richiesta di denaro. Per la fotocopia (neppure l’originale) della notifica occorre pagare altri dieci euro e rotti di diritti di segreteria. E se poi uno ha ragione che succede? Glieli rimborsano e gli chiedono scusa? Macché.
In fila c’è chi mostra un pacco di cartelle di Equitalia. Dice di aver fatto la richiesta per vedere la cartolina di notifica e di aver scoperto che effettivamente nessuno gli aveva mai consegnato un atto qualsiasi. Eppure le cartelle esattoriali arrivano lo stesso, aumentando i costi, raggiungendo anche l’ordine di grandezza delle migliaia di euro, senza che dal Matitone qualcuno corregga il proprio errore. C’è chi la multa presa per aver parlato al telefonino durante la guida l’ha già pagata e ha ammesso di essere il responsabile dell’infrazione. Ma la richiesta ora è arrivata anche al marito, titolare dell’auto, che senza sapere dell’ammissione di colpa della moglie, ha ripagato la stessa multa, solo che ora almeno chiede di non vedersi togliere altri 5 punti dalla patente. Niente da fare, l’aver pagato la contravvenzione anche la seconda volta, secondo la polizia municipale, equivale ad ammissione di doppia responsabilità: come se marito e moglie guidassero assieme parlando allo stesso telefonino. C’è chi spera di chiarire in fretta l’equivoco: ha ricevuto la contestazione per il passaggio del suo scooter sulle strisce gialle. Orario e zona sono assurde per le abitudini del motociclista, ma non è questo il punto. Il fatto è che la multa indica la targa di uno scooter che risulta essere di modello diverso, molto diverso. È la prova dell’errore. Sì, ma nessuno lo ammette. Almeno non è sufficiente a finirla lì. Chi non ci sta a subire il sopruso deve rivolgersi al giudice di pace, dice la lettera di Equitalia Polis. Avvocati, costi, seccature. Che fanno desistere ancora qualche tartassato, visto che solo ora qualche giudice di pace, finalmente, sta iniziando a «punire» le amministrazioni facendo pagare loro anche le spese processuali.
Qualcosa infatti si muove a favore degli automobilisti vessati. «I giudici di pace hanno cominciato a condannare le amministrazioni a pagare le tutte le spese legali anche quelle che ha dovuto sostenere il cittadino per difendersi» spiega l’avvocato Antonella Profumo, legale genovese in prima linea nella battaglia contro i macroscopici errori delle amministrazioni. A segnare il nuovo orientamento è per esempio la sentenza di Antonino Faillaci, giudice di pace della prima sezione civile del tribunale di Genova, che ha condannato il ministero a pagare tutte le spese legali nella causa promossa da un automobilista che si era visto arrivare una sanzione per un divieto di sosta di un autocarro con rimorchio, mentre lui ha una Bmw.
Nonostante le ripetute richieste del cittadino la prefettura aveva annullato la multa solo dopo che l’uomo si era rivolto ai giudici.
Intanto in via di Francia, in attesa del proprio turno, tra un’esperienza e l’altra, emergono anche le coincidenze. Chi non è alla prima «cartella pazza» ricevuta fa notare che queste richieste di pagamento arrivano sempre a fine anno. «Quando stanno per scadere i termini», è un’ipotesi. «Quando si va verso la chiusura del bilancio - è un’altra teoria - chissà quanti non hanno più la ricevuta e anche se hanno pagato dovranno ripagare. Oppure per evitare rogne e perdite di tempo, torneranno a dare l’obolo al Comune».
Di certo le cartelle pazze non arrivano mai prima delle elezioni. Ma anche queste sono solo coincidenze. Non significano nulla.