«Le multe? Sono solo un pretesto»

L’aria è ancora tesa a Chinatown dopo gli scontri di giovedì sconfinati in episodi di guerriglia. Pochi accettano di commentare in attesa che il clima si plachi. Non si tira indietro Suping Huang, mediatrice culturale nata nel 1969 nella provincia dello Zhejiang che conosce a fondo la comunità cinese di Milano con le sue luci e ombre. Da 15 anni in città, si occupa dei suoi connazionali, bambini e adulti che hanno più problemi a integrarsi.
Brutta storia...
«Lo dico subito, sono dalla parte dei cinesi ma non per partito preso, per una questione di giustizia. Non è che i commercianti non vogliano pagare la multa nel caso abbiano infranto le regole. La questione è che troppo spesso le multe vengono date impropriamente».
Le irregolarità però ci sono.
«Come ovunque, ma ci sono anche i regolari con licenza che sono la maggioranza. La verità è che le multe sono soltanto un pretesto per delocalizzare Chinatown. L’obbiettivo è di mandare via i cinesi da questa zona».
Gli italiani non ne possono più...
«Tra italiani e cinesi manca il dialogo. Ma riguardo alla chiusura del traffico in via Paolo Sarpi anche gli italiani, e sono la metà, si sono dimostrati contrari».
Non può negare un viavai di merce continuo.
«Il traffico c’è, sono d’accordo. Ma la vendita all’ingrosso porta anche clienti e giri di affari che portano beneficio a tutti. Non si risolve il problema facendo piovere multe ed esercitando una pressione sulla comunità. Il Comune deve accordarsi con i cinesi e trovare delle soluzioni».
Vale a dire?
«La zona dovrebbe essere ripensata, resa più adatta alle operazioni di carico e scarico. Si tratta di un problema a monte che richiede uno sforzo di volontà da parte di tutti».
A proposito di mafia cinese.
«I gruppi di delinquenti ci sono, ma parlare di mafia è troppo. Leggendo i giornali in questi giorni sembra che Paolo Sarpi sia un covo di malviventi pericolosissimo. Mi viene da ridere».
Cosa prevede nei prossimi giorni?
«Potranno esserci ancora delle protese, mi auguro di no. Ripeto, il Comune deve assumersi le sue responsabilità nel rispetto dei residenti e dei commercianti, cinesi e italiani».
Non pensa che la soluzione migliore sarebbe quella di spostare Chinatown?
«Più che da spostare è da gestire. Nell’interesse di tutti».
Perché a Milano non arrivano le eccellenze cinesi?
«I professionisti, gli scienziati, gli artisti e gli intellettuali preferiscono andare in Usa, Canada, Inghilterra o Germania. Probabilmente questi paesi sanno gestire meglio le politiche di integrazione cinese».