Multe, il Viminale in soccorso del Comune

Multe, sempre multe, fortissimamente multe. Il ministero dell’Interno, piuttosto che potenziare i servizi antidroga e la sorveglianza delle piazze a rischio della capitale, corre in soccorso del Comune di Roma per garantire introiti sempre più sicuri e rapidi dalle contravvenzioni stradali. E per rendere più efficiente la macchina, il Viminale ha messo a punto il progetto San.A. Sigla oscura che vuol dire: sistema informativo sanzionatorio amministrativo. Il progetto compare nella delibera di giunta n. 41 del 7 febbraio 2007, dal titolo «Protocollo d’intesa tra Comune e Prefettura di Roma per la gestione dei ricorsi contro i verbali di infrazione al codice della strada». Obiettivo? Ridurre al minimo le perdite di tempo. È lo stesso Comune a fare le cifre. Ogni anno i ricorsi presentati al Prefetto «per il tramite del Comando o dei gruppi della Polizia Municipale sono 250mila, quelli a lui inviati direttamente a mezzo raccomandata 100mila, per un totale di 350mila». A questi vanno aggiunti i ricorsi presentati tramite gli ausiliari Trambus, Tevere Tpl, Ocm, che sono altri 80mila all’anno. L’articolo 204 del Codice della strada attribuisce al prefetto «il potere di adottare, entro 120 giorni dalla data di ricezione degli atti dall’Ufficio accertatore, ordinanza di ingiunzione di pagamento della sanzione o di archiviazione qualora ritenga l’accertamento infondato». La decisione del prefetto si fonda su indagini amministrative e sulla documentazione presentata dagli interessati. Decorsi i termini, il ricorso si ritiene accolto. Data la mole di lavoro crescente, quest’ultima eventualità è sempre più probabile. Il Campidoglio rischia di perdere la faccia ed una montagna di quattrini.
Così, d’intesa con Amato, Veltroni usa i poteri forti (e la mano pesante) e corre ai ripari. La delibera n. 41 premette, senza tanti giri di parole, che per «acquisire un ritorno di immagine» e ridurre il «contenzioso strumentale», è prioritario accelerare l’iter in prefettura. I ricorsi, insomma, sono visti come un pretesto per far perdere tempo. Bisogna farla finita. Il Protocollo d’Intesa prevede all’articolo 3 «l’informatizzazione del flusso documentale, l’automazione delle procedure, la creazione di un sistema di comunicazione fra banche dati che utilizzi sistemi di posta elettronica certificata». L’articolo 4 sancisce la nascita di San.A., Sistema informativo sanzionatorio amministrativo, realizzato dal Viminale direttamente e appositamente «per automatizzare il sistema sanzionatorio amministrativo della Prefettura di Roma», mediante «la digitalizzazione di tutti i documenti, la trasmissione telematica di ricorsi e controdeduzioni, le funzioni massive di elaborazione e stampa». A gestire il sistema l’articolo 7 prevede un responsabile generale, coadiuvato da un analista, due coordinatori amministrativi, un esperto informatico. Con l’articolo 8 il Comune, infine, «distacca» dieci operatori amministrativi e dieci operatori «polifunzionali per il data entry». Venti persone che lavoreranno nei locali di via Ostiense 131/L e saranno interfacciate per via telematica con la Prefettura. Tutto formalmente legittimo. Ma sulla mancanza di parcheggi lungo le strade di Roma dalla delibera comunale e dal Viminale neanche una parola. Di prevenzione ai semafori e sulle corsie, con vigile, paletta e fischietto, nessun cenno. Di nuove rastrelliere per motorini, neppure. Inutile far perdere al Comune altro tempo. Quello è prezioso.