Le Multiutility passano la palla alla politica

da Milano

Tutto in mano agli azionisti: nelle vicende Hera-Iride-Enìa e in quella di A2A tornano alla ribalta i sindaci. Ma in modo diametralmente opposto. In A2A devono ricomporre il dissidio tra comitato di gestione e comitato di controllo sul piano di ristrutturazione del gruppo.
Una divisione che rispecchia anche la vecchia contrapposizione tra il presidente del primo, il milanese Giuliano Zuccoli, e quello del secondo, il bresciano Renzo Capra. Ieri doveva esserci un vertice a Roma tra il sindaco di Milano, Letizia Moratti, e quello di Brescia, Adriano Paroli: sembra che, invece, si sia tenuta una riunione plenaria convocata dal premier Berlusconi di tutti i più importanti primi cittadini lombardi. Tema: l’Expo e, almeno ufficialmente, non la questione A2A. Venerdì si riunirà nuovamente il consiglio di gestione, e di lì potrà venire qualche indicazione sul piano, anche se è ormai opinione comune che i continui scontri tra i manager abbiano fatto sì che la palla sia passata al mondo della politica. Nella vicenda Hera-Iride-Enìa si ha invece un fronte dei manager ben deciso a portare avanti la fusione, mentre i sindaci di Genova e Torino (soprattutto Sergio Chiamparino a Torino) sarebbero ormai orientati ad affondare l’intesa e a proseguire da soli. Questo per due motivi: primo, Chiamparino ha bisogno di soldi per il suo bilancio e vorrebbe cedere una quota del 7% di Iride per fare cassa, ma questo indebolirebbe il peso degli azionisti nella trattativa per il concambio con Hera, che ai valori di Borsa attuali peserebbe per la metà del capitale. Tra l’altro, candidato ad acquistare questa quota ci sarebbe Intesa-Sanpaolo e il presidente della Fondazione San Paolo, Angelo Benessia, viene indicato come la longa manus di Chiamparino. In secondo luogo il sindaco di Torino deve sistemare alcuni personaggi a cui tiene molto e vorrebbe più peso nel cda di Iride: una fusione con Hera-Enìa, invece, lo ridurrebbe. E questo spiega lo strano episodio che sarebbe avvenuto sabato sera: i manager avevano raggiunto un accordo su tutto, dovevano solo sottoporlo agli azionisti. Ma da Torino è arrivato un attacco a Roberto Bazzano, genovese, presidente e ad di Iride, che ha bloccato tutto. Le voci sulla possibile governance post-fusione danno infatti Tomaso Tommasi di Vignano (Hera) come presidente e Bazzano come ad. Ma questo interferisce con l’obiettivo di Chiamparino di portare Paolo Cantarella (ex ad Fiat) ai vertici del gruppo. Se invece non ci fosse la fusione la strada per Cantarella sarebbe molto più facile. E in questo caso si andrebbe a una fusione Hera-Enìa, mentre Iride resterebbe da sola.