MUNICH Spielberg: «Ero troppo coinvolto questo film mi ha spaventato»

Esce oggi nei cinema americani la pellicola sull’attentato del commando palestinese Settembre Nero alle Olimpiadi del 197

Silvia Kramar

da New York

La Guerra dei mondi gli era costato di più, ma il nuovo film di Steven Spielberg, che esce oggi nelle sale americane, è la sua vera scommessa con Hollywood. Piacerà a tutti questo Munich che comincia in bianco e nero, con le immagini televisive di quella tragedia che aveva colpito le Olimpiadi tedesche nell'estate del 1972?
Nel suo «thriller esistenziale», come la stampa americana l'ha già ribattezzato, Spielberg segue come un'ombra gli agenti segreti del Mossad israeliano nella loro caccia ai terroristi di Settembre Nero: il gruppo arabo che aveva assassinato undici atleti israeliani nella cittadella olimpica di Monaco.
Munich è un film molto diverso dalle altre pellicole che campeggiano sui cartelloni natalizi americani. A renderlo unico non è il suo contenuto politico: questa, dopotutto, è una stagione in cui gli spettatori Usa si devono scontrare con le domande già poste da almeno altri due film, Good night, and Good luck che vede George Clooney al timone come regista (oltre che come spalla di David Strathairn) e Syriana che lo vede nei panni del protagonista nel difficile retroscena della «guerra del petrolio».
A rendere Munich un prodotto unico è la decisione di Spielberg di non annunciarlo con le solite fanfare della pubblicità: niente anteprime per la stampa, niente interviste ai suoi protagonisti, da Eric Bana, nei panni dell'agente segreto israeliano Avner, a Geoffrey Rush in quelli del suo capo Ephraim e anche Daniel Craig (che l'anno prossimo sarà James Bond); nessun carosello promozionale con gadgets, magliette e cartoline. La presentazione di Munich, dietro a quelle devastanti immagini in bianco e nero, è sobria e tetra come un funerale. «Questo è un film che mi ha spaventato, tanto era personale» ha ammesso lo stesso Spielberg nell'unica intervista concessa qualche giorno fa al Los Angeles Times.
Lui, un ebreo americano che aveva seguito in televisione gli eventi del 1972 come milioni di altri giovani, per lanciare questo film ha adottato quella che alcuni critici hanno definito una «strategia alla Garbo»: protetto dalla segretezza Munich si è fatto desiderare come una gran diva. Il regista sperava di poterlo presentare alle platee già coronato da riconoscimenti, ma la strategia non ha funzionato del tutto: Munich ha raccolto finora soltanto due nomine ai Golden Globe (miglior regista e miglior sceneggiatura) e una statuetta dei Broadcast film critics come miglior pellicola dell'anno. E gli Oscar? All'annuncio delle nomine mancano sei settimane e per allora Munich potrebbe aver registrato incassi insufficienti. Oggi la sua strage di Monaco esce con il contagocce in 525 cinema per estendersi a duemila tra due settimane.
«I trailers sono così tristi che attirerà solo una piccola fascia di spettatori» ha dichiarato Brandon Gray, critico del sito Internet boxofficemojo.com. «Anche i poster sono bruttini. Non mi aspetto che guadagni più di 4 milioni di dollari nel primo weekend». «Spielberg non è necessariamente interessato ai dollari» ribatte Anne Thompson di Hollywood Reporter. «Ha girato questo film perché voleva aprire una discussione politica e morale col pubblico americano e ci riuscirà».
Dopotutto nel 2005 il papà di ET ha già accontentato il grande pubblico dei kolossal con La guerra dei mondi, rocambolesco e futuristico come una delle sue avventure extra galattiche. Munich non vuole essere solo entertainment ma anche riflessione. Vuole sollecitare al dialogo gli arabi - che lo considerano già una drammatizzazione esagerata dell’estremismo che si è insinuato nel loro mondo - e gli ebrei. Molti israeliani hanno accusato Munich di tradimento, soprattutto per la frase che Spielberg fa pronunciare a Golda Meir (interpretata da Lynn Cohen): «Ogni civiltà deve saper negoziare un compromesso con i propri valori».
Per i critici favorevoli a questo film coraggioso, Munich ha saputo raggiungere un buon compromesso tra compassione e ripugnanza, narrando una delle vicende più difficili mai raccontate da Hollywood. «Spielberg l'ha girato nello stesso spirito de La lista di Schindler» scrive il critico del Brandon Sun. «Pensando al terrorismo ed alla strage dell'11 settembre».
Altri critici sostengono che esiste una linea sottile tra i due film che Spielberg ha diretto quest'anno: Munich e La guerra dei mondi sarebbero simbolicamente l'inizio e la fine della strage del Trade World Center. Proprio nella scena finale del film su Settembre Nero, l'agente del Mossad ed il suo capo si salutano, dopo aver litigato, ognuno convinto di aver ragione. Alle loro spalle, negli ultimi fotogrammi del film, appaiono le Torri gemelle: come un punto di domanda, come un capo di accusa, come l'ultima provocazione di un regista che non vuole dimenticare.