Il Municipio che non si riunisce mai

I consiglieri di An e Forza Italia lanciano l’allarme: le divisioni della sinistra impediscono di affrontare i problemi

Il nuovo Muncipio numero 7 (Pegli, Prà e Voltri) è nato e «attivo» già da tre mesi. Ma solo sulla carta. Perché da quando i cittadini hanno eletto i nuovi consiglieri e indicato il presidente della nuova istituzione, il consiglio non si è ancora riunito. Non è stato ancora convocato. Caso unico in tutta la città. E caso che inizia a preoccupare non poco anche i neo consiglieri dell’opposizione, ansiosi di poter iniziare a discutere i problemi delle delegazioni, a portare avanti le battaglie in nome dei cittadini che li hanno scelti.
Paolo Fanghella di Forza Italia e Ildo Canneva di Alleanza nazionale denunciano il fatto che, «nonostante siano stati già nominati gli assessori e i coordinatori delle tre commissioni, non sono ancora iniziati i lavori del consiglio municipale, non sono state ancora convocate le commissioni e a oggi l’ufficio di presidenza non ha ancora definito le date future per la convocazione di assemblee». Gli esponenti della Casa delle Libertà non hanno dubbi sui motivi di questo strano immobilismo. Il fatto è, assicurano Fanghella e Canneva, la maggioranza è spaccata e non riesce a presentarsi unita sulle scelte da fare. Per questo preferisce evitare il confronto, in attesa di trovare convergenze.
I problemi da dibattere con urgenza non mancano. L’associazione «Prà Viva» ha chiesto di essere ascoltata in sede di consiglio municipale perché l’Autorità portuale ha raddoppiato i canoni di concessione. È imminente il varo del piano sanitario «che attuerà importanti modifiche alle strutture sanitarie del ponente». Gli stessi consiglieri di maggioranza hanno già presentato mozioni sui problemi della Sanità. Eppure in calendario non è stato ancora fissato alcun consiglio. Canneva e Fanghella partono all’attacco: «Le pretese della Margherita che hanno da subito creato le premesse per una situazione di ingovernabilità creando sino all’ultimo un pregiudizio sull’eleggibilità degli assessori - fanno gli esempi pratici -, la frantumazione della maggioranza che è formata da ben sei partiti su quindici consiglieri e la spartizione delle poltrone decisa dalle segreterie che ha inevitabilmente scontentato una larga fetta degli eletti, stanno creando le premesse per una lunga inoperosità del consiglio, nonostante le emergenze del territorio che imporrebbero immediate soluzioni».