Munnezza tour sotto al Vesuvio: sui paesi una colata di pattume

Il caos dimenticato della provincia: a Terzigno le auto marciano sui sacchetti, a Torre Annunziata raccolta ferma da 20 giorni, negozi e aziende costretti a chiudere

da Terzigno (Napoli)

Qui a Terzigno, dove i sedicimila abitanti temono che venga riaperta una discarica, situata nel Parco nazionale del Vesuvio, c’è una strada, lunga e tortuosa, via Puccini, che collega il centro con la parte alta della cittadina. Il violento acquazzone, che ha colpito due notti fa il Napoletano, ha trascinato alcune decine di quintali di munnezza, da monte a valle. L’asfalto sembra sparito: adesso è ricoperto dalla spazzatura. I passanti, le auto, marciano sui rifiuti, cercando di scansare bottigliette di vetro rotte, barattoli di latta e altri rifiuti pericolosi per i copertoni delle vetture e le ginocchia dei residenti. «Almeno fino a quando continuerà a piovere, non potranno dare fuoco ai cumuli», è l’amaro commento di Antonietta, 69 anni, che vive al primo piano di una palazzina di via Puccini.
A Terzigno la spazzatura non viene raccolta da 20 giorni, facendo qualche conto, se la popolazione produce 6 tonnellate al giorno di rifiuti, ieri, nel paese alle falde del Vesuvio, piena «zona rossa», a quattro passi da una eventuale eruzione del vulcano, ci sono 120 tonnellate di munnezza.
Ma, è in tutta l’area vesuviana, che la spazzatura assedia case e scuole, chiese e edifici pubblici. A Torre Annunziata ci sono nelle strade oltre 1.600 tonnellate di spazzatura, i camion della nettezza urbana, non si vedono da due settimane. In quelle milleseicento tonnellate, sono compresi i 700 proiettili esplosi dai torresi, per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, ancora non raccolti. Qualche bambino ci gioca, prova a fare la parte del «grande» che impugna la pistola e spara. Educativo.
Ironizza sulla grave situazione in cui si trova la sua città, il sindaco di Torre Annunziata, Giosuè Starita, che sperava almeno in una mano dall’esercito. «Aspettavamo l’arrivo dei nostri ma l’esercito non si è visto. E, neppure gli interventi eclatanti che pure ci avevano promesso. Qui, la situazione peggiora di giorno in giorno».
Ma, è l’economia di questo importante centro vesuviano, che sta andando a farsi benedire. Nella città della più spaventosa strage nella storia della camorra (8 morti ad agosto dell’84), circa 250 operatori dei mercati, se ne sono tornati a casa senza un lavoro: mille famiglie sono sul lastrico. Ma, la gente non ci sta, per oggi dovrebbero essere messe in atto clamorose proteste, tra le quali, blocchi autostradali «per svegliare le istituzioni e costringerle a fare qualcosa per noi».
Il «munnezza tour», tocca San Giorgio a Cremano, circa sessantamila abitanti, sovrastati dalla spazzatura, che non risparmia alcuna zona della popolosa cittadina. Qui, l’esercito è intervenuto ma per riportare la città a una situazione meno vergognosa, ci vuole del tempo. Alcuni negozi hanno chiuso da tempo i battenti, incollando alle vetrine cartelli polemici: «Falliti per colpa della munnezza».
La periferia napoletana è alla canna del gas. Via Argine, a Ponticelli, è un vialone lunghissimo: ai lati della strada, due serpentoni, larghi e alti di munnezza. Il serpentone assedia anche l’ingresso del cimitero e arriva fino al comune di Volla. Da un paio di giorni, i vigili del fuoco napoletano, stanno tirando il fiato: «La pioggia ci sta dando una mano: impossibile appiccare il fuoco ai cumuli», dice Carmine Cristiano, della Uil vigili del fuoco. Ieri sera, erano molti i timori che i napoletani, dessero fuoco agli alberi di Natale (abeti veri), assieme a tante altre cose, per la ricorrenza di Sant’Antonio Abate ma, la concomitanza con la partita del Napoli, fino a tarda sera, ha impedito il rispetto di questa poco civile tradizione popolare.
Carminespadafora@libero.it