Muore a 16 anni sotto le bombe per salvare la sua fisarmonica

Pier Luigi Gardella

La festa patronale della Madonna del Carmine nel luglio 1944 si era celebrata domenica 16. Alla sera però, dato il clima di guerra, non si era tenuta la processione per le strade del paese: la statua della Madonna, dopo i Vespri fece il solo giro della piazza della chiesa, mentre dal mare si udiva ogni tanto il rombo degli aerei ricognitori. Ma la popolazione era relativamente tranquilla. Nessuno poteva presagire quanto sarebbe successo il giorno successivo, lunedì 17 luglio. Poco prima di mezzogiorno suona l’allarme, la popolazione abbandona le case e raggiunge i rifugi, nel cielo del Golfo avanzano i bombardieri anglo-americani. Il ponte della ferrovia è il loro obbiettivo e grappoli di bombe cominciano a cadere su Bogliasco. Molte case sono colpite ma il ponte è solo danneggiato nella sua parte iniziale. Passa un quarto d’ora, forse venti minuti, ed un nuovo gruppo di bombardieri sgancia altre bombe sul paese. Quel giorno il vento spira da ovest, il fumo prodotto dal precedente bombardamento si sposta pertanto a levante, verso Pieve Ligure. Ed è qui, sul rettilineo di via Aurelia che nuovi danni vanno a sommarsi ai precedenti. E tanti cittadini muoiono in questo inferno. Sono 21 i cittadini di Bogliasco che perdono la vita e 27 sono le abitazioni distrutte.
Ogni anno il 17 luglio il Comune e l’intera comunità di Bogliasco ricorda le vittime di quell’assurdo bombardamento, ma quest’anno, senza voler togliere nulla a nessuno degli altri caduti, si vuole ricordare la storia di uno di loro, un ragazzo di sedici anni, perché nella sua semplicità è molto significativa. Giuseppino Caffarena era nato nel febbraio 1928, primo di cinque figli. Nel ’44 il papà Filippo e la mamma Maria sono i manenti di una villa posta lungo la via Aurelia, sul terreno dove oggi sorge l’Istituto Moresco dell’Opera di don Orione. Essi accudiscono al vasto terreno della villa, coltivavano l’orto e gli agrumeti. Ancora oggi nel cortile dell’Istituto vi sono gli alberi di limone che papà Filippo piantava alla nascita di ogni figlio. Non sono certo ricchi, ma il lavoro di conduzione della villa può far crescere dignitosamente i numerosi figli. Giuseppino lavora nelle Acciaierie di Cornigliano, la futura Italsider. Lavora con entusiasmo, ma vuole pure iscriversi alle scuole serali che la stessa società gestisce per i propri dipendenti, perché nella vita non vuole rimanere indietro. Al di là del lavoro ha una grande passione: la fisarmonica. Suo padre gliene ha comprata una, tra le più belle, e Giuseppino va a lezione da Bertin Migone, un musicista, personaggio molto conosciuto nel Golfo Paradiso. È stato forse questo suo amore per la fisarmonica che, come ci racconta la sorella, Pinuccia, gli costò la vita.
Quel 17 luglio Giuseppino è nella villa con i genitori quando suona la sirena dell’allarme, corrono tutti fuori cercando di allontanarsi dall’abitato. Ma risalendo la «crosa» accanto alla villa Giuseppino si ricorda della fisarmonica, che teneva sempre accanto al letto: «Mamma corro a prender la fisarmonica, torno subito». Non è più tornato. Una bomba cade nelle vicinanze della villa, tutto crolla, Giuseppino è sepolto dalle macerie. Poco lontano la mamma, ha in braccio Arturo, di tre anni, il figlio più piccolo. Lo spostamento d’aria le porta via il bambino che cade incolume sulla via Aurelia ed è raccolto da alcuni soldati tedeschi che lo consegnano a un parente, ai bordi della strada. Ma di Giuseppino nessuno sa nulla. Passeranno otto giorni, otto giorni di inutile speranza, prima che una squadra cinofila ne ritrovi il corpo sepolto dalle macerie: sulla schiena portava la sua fisarmonica.
Questa fisarmonica tornerà a suonare la sera del 17 luglio a Bogliasco, dopo sessantun anni. Infatti, nell’ambito delle Feste patronali della Madonna del Carmine, la Compagnia Bogliasco ’90, associazione culturale cittadina, ha proposto al locale Comitato Feste Patronali di dedicare una serata a Giuseppino. Ed il miglior modo è quello di un concerto di fisarmoniche che sarà eseguito in piazza 26 Aprile dalla Fisorchestra Luigi Valcavi di Carpineti (Reggio Emilia). Quella sera anche la fisarmonica di Giuseppino, religiosamente conservata dalla sorella Pinuccia e rimasta muta per oltre sessant’anni, tornerà a farci ascoltare i sogni di un ragazzo di sedici anni.