Muore in carcere: era teste di un pestaggio

Uzoma Emeka, detenuto nigeriano, si è sentito male in prigione, ricoverato solo dopo alcune ore. L'accusa di Manconi: "Ennesimo caso di abbandono terapeutico. Forse non ci sono misteri, ma è un bubbone che va eliminato"

Teramo - Un detenuto nigeriano, rinchiuso nel carcere di Teramo, Uzoma Emeka, sentitosi male è stato ricoverato in ospedale quasi cinque ore dopo ed è morto. Il caso fa discutere, e non poco. E torna ad infiammare le polemiche sulla non facile situazione delle carceri italiane. "Non sappiamo, ma in ogni caso è certo che a Teramo si è verificato l’ennesimo caso di "abbandono terapeutico", commenta in una nota Luigi Manconi, presidente dell’associazione A buon diritto. "Si parla di morte per cause naturali aggiunge - ma sappiamo che oltre il 50% dei decessi in cella è classificato come dovuto a cause da accertare".

Si deve fare luce Autolesionismo, abusi, morti improvvise, overdose presentate come suicidi, suicidi presentati come overdose, mancato aiuto, assistenza negata, "è un vero e proprio regime di omissione di soccorso - dice Manconi - quello che governa il sistema penitenziario italiano. Sullo sfondo di questo tragico avvenimento, l’ultimo di una lunga teoria di morti o inspiegate o sospette, c’è la vicenda del "negro ha visto tutto", del "massacro" involontariamente confessato, dei testimoni che esitano a parlare. Forse non ci sono "misteri" nel carcere di Teramo, ma certamente c’è un bubbone che va eliminato".

Testimone pestaggio Considerato uno dei testimoni di un pestaggio avvenuto in carcere, e deceduto in ospedale in circostanze ancora da chiarire, sarebbe morto a causa di un tumore al cervello. È quanto comunica A Buon diritto riferendo le informazioni ricevute. "Se questa diagnosi venisse avvalorata dall’autopsia - dice Manconi - si avrebbe la conferma del grave stato di abbandono terapeutico nel quale versava Uzoma e nel quale versa l’intero sistema penitenziario italiano".

I radicali: Alfano risponda "Sarebbe utile sapere perché il ministro della Giustizia non risponde alle interrogazioni radicali. Il fatto che non abbia risposto all`interrogazione che abbiamo presentato in seguito alla visita di sindacato ispettivo effettuata il 2 novembre scorso nel carcere Castrogno di Teramo, è molto grave perché, forse, si sarebbe potuta evitare l'ennesima tragedia". Così in una nota Rita Bernardini, deputata Radicale, dopo la morte del giovane nigeriano che sarebbe stato testimone negli accertamenti relativi al presunto pestaggio che ha poi portato alla sospensione del comandante di reparto del carcere di Teramo.