Muore il liberal di Hollywood che raccontò l’America in crisi

Il decennio 1966-1975 di Sydney Pollack - regista, sceneggiatore, montatore, produttore e attore, morto ieri a Los Angeles a settantatré anni - è stato uno degli ultimi grandi momenti di Hollywood. Questa ragazza è di tutti, Non si uccidono così anche i cavalli?, Corvo rosso non avrai il mio scalpo, Come eravamo, I tre giorni del Condor e Yakuza non esprimono solo senso della dignità e della libertà; esprimono anche quel che i film americani più costosi dovevano rimuovere, come il senso del tragico, mantenendo quel che la moda sessantottarda rimuoveva come un orpello: il senso dell'onore.
Per questa sintesi di rivoluzione e conservazione, di ciò che tornava a essere con ciò che era sempre stato elemento di spettacolo, quei film sono invecchiati relativamente bene. Non si direbbe altrettanto di altri film coevi, allora più quotati presso la critica europea, che inizialmente guardava a Pollack con sufficienza. Meno estremista di Alan J. Pakula e Hal Ashby, meno velleitario di Dennis Hopper e Bob Rafelson, Pollack insospettiva anche la vasta cinefilia di sinistra; affascinava invece la meno vasta cinefilia di destra (ma ciò avrebbe fatto vendere ai suoi film solo dieci biglietti in Italia e cento in Francia). A contare era che Pollack fosse in sintonia col grosso pubblico: questo di lui piaceva alle majors, prontissime ad affidarsi a grandi talenti quando sono sinonimi di grandi incassi: Come eravamo e I tre giorni del Condor lo furono. Si ricordi il primo quarto d'ora di quest'ultimo, quasi una danza: poche parole, tanti colpi col silenziatore, rumori di telescriventi. Un incipit che diede speranza a chiunque mal sopportasse i colleghi d'ufficio: la speranza che il sicario Max von Sydow ne sfoltisse i ranghi...
Pur nella sua vocazione autoriale, Pollack non pretese mai di raccontare solo quel che piaceva a lui. Lavorava volentieri su sceneggiature altrui, che toccavano il cuore anche dell'America profonda. Figlio di ebrei d'Ucraina, nato nell'Indiana della Grande depressione, sapeva parlare il linguaggio giusto per i ceti medi della provincia, oltre che per gli intellettuali di New York, Boston e Los Angeles.
Perciò Pollack poté circondarsi del meglio dello star-system. Sapeva scegliere attori non ancora divi e renderli tali, come l'amico Robert Redford, accanto al quale aveva recitato nel 1962 in Caccia di guerra di Denis Sanders. L'esordio registico nel cinema avvenne per Pollack dopo la buona prova come regista tv nelle serie Alfred Hitchcock, Ai confini della realtà e Il dottor Kildare. Fu La vita corre sul filo, dimenticabile dramma telefonico, dove la voce amica di un altro Sydney, Poitier, salva un'Ann Bancroft, inizialmente ignara del colore della pelle dell'interlocutore. Tootsie, satira della tv di massa con Dustin Hoffman travestito da donna, coi suoi lauti incassi traghettò definitivamente Pollack verso una serena vecchiaia. Il meglio della carriera era ormai alle spalle. Davanti c'erano però ancora i riconoscimenti tardivi, col sesto film dei sette nei quali diresse Redford: il prolissso La mia Africa, tratto dal romanzo autobiografico di Karen Blixen (interpretata da Meryl Streep). Ne derivarono sette Oscar, inclusi quello per il miglior film e la miglior regia.
Gli altri interpreti, quelli dei suoi titoli migliori, sono stati Jane Fonda, Natalie Wood, Faye Dunaway e Robert Mitchum, immessi in storie talora banali, ma sempre filtrate da scrittori diversissimi ma sempre di valore, come Tennessee Williams (Questa ragazza è di tutti), Horace McCoy (Non si uccidono così anche i cavalli?) e James Grady (I tre giorni del Condor, che erano Sei sulla pagina). Oppure in sceneggiature originali di Arthur Lorents e David Rayfiel (Come eravamo), John Milius (Corvo rosso), Leonard e Paul Schrader (Yakuza, apice del suo cinema).
Ci sarebbe poi stato per Pollack il declino dorato: uno stanco rifacimento di Casablanca, ancora con Redford nel ruolo già di Bogart e con un'altra svedese, Lena Olin, nel ruolo già della Bergman: Havana; quindi Il socio, tratto dal romanzo di John Grisham, interpretato da Tom Cruise; il rifacimento di Sabrina, con Harrison Ford nel ruolo già di Bogart e con Julia Ormond nel ruolo già di Audrey Hepburn; Destini incrociati, ancora con Ford e Krystin Scott Thomas, adulterio e contro-adulterio nella scia dell'analogo Eyes Wide Shut, che Pollack aveva montato alla morte di Stanley Kubrick. Ultime sue regie, The Interpreter con Nicole Kidman e Sean Penn, e il documentario Frank Gehry; ultima sua recitazione, Un amore di testimone di Paul Weiland (che uscirà il 12 giugno). Tutto era ormai solo routine: dopo la morte in un incidente aereo di Steven, il figlio maschio avuto da Claire Grisworld, nulla importava più molto a Pollack.