Muore sulle piste in Alto Adige Quarta vittima in cinque giorni

Nunzio Bonaccini, 54 anni, è morto dopo essersi schiantato contro un albero a Oberholz. Grave anche la campionessa d'alpinismo Sertorelli, caduta a Cogne dalla parete di un ghiacciaio. L'allarme di Rocca: "Bisogna ridurre la velocità sui tracciati, è troppo elevata"

Bolzano - Più che campi da sci sono campi di battaglia. Dove tante, troppe persone muoiono per motivi assurdi, inconcepibili. In Trentino Alto Adige sono morti 4 sciatori negli ultimi cinque giorni, bilancio inaccettabile per uno sport che, nonostante leggi, equipaggiamento e avvertenze, sembra aver perso la bussola.
L’ultimo incidente mortale in ordine di tempo si è verificato ieri sulla pista Oberholz, nel complesso sciistico di Obereggen, un vero e proprio paradiso di piste. Nunzio Bonaccini, 54 anni, di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia) è morto dopo essersi andato a schiantare contro un albero. Non ci sono stati testimoni, ma dalle prime ricostruzioni pare che l’uomo sia rimasto con solo uno sci e, dopo aver perso l’equilibrio, abbia subito un colpo fatale durante lo sbandamento. Bonaccini indossava il casco, ma evidentemente non è stato sufficiente.
Per restare alle sciagure della montagna, anche se stavolta riferite al versante-alpinismo, la giornata di ieri è stata funestata anche dalla caduta di cui è rimasta vittima Cinzia Sertorelli, 32 anni, di Bormio (Sondrio). Sertorelli, una delle più brave alpiniste italiane, stava salendo lungo una cascata di ghiaccio a Cogne (Aosta), quando all’improvviso ha perso l’equilibrio ed è volata in giù per una ventina di metri. Gli uomini del Soccorso Alpino valdostano, che dovranno poi uscire per altri sei interventi dovuti ad altrettanti incidenti sulle poste da sci, l’hanno recuperata a tempo di record, grazie anche all’elicottero della Protezione civile, e portata in ospedale ad Aosta, dove ha subito un’operazione chirurgica durata diverse ore. Le sue condizioni sono gravi.
In Alto Adige intanto il bollettino di questa «guerra» inizia mercoledì 31 gennaio, al passo del Tonale. Michele Zafferani, 20 anni, di San Marino, e il maestro di sci belga Wim Dirix, 27 anni, stanno scendendo lungo una pista rossa, cioè non particolarmente difficile. Non c’è molta gente, i due sono sciatori provetti e il papà del giovane di San Marino, Guido Zafferani, sta ammirando le evoluzioni del figlio. Scendono in parallelo e all'improvviso, istruttore e allievo si scontrano frontalmente a velocità sostenuta: l’impatto è tremendo, i due muoiono sul colpo, sotto gli occhi di un incredulo genitore.
Due giorni dopo la morte plana su Plan de Corones, una delle località altoatesine più amate dagli sciatori, per una mancata precedenza. Uno sciatore tedesco di 64 anni, Hermann Prinz, e un giovane veneto di 14 anni si scontrano: il tedesco muore all’ospedale un’ora dopo il ricovero, per lesioni interne riportate nello scontro. Il ragazzo invece è ricoverato all’ospedale del capoluogo della val Pusteria in gravi condizioni.
Se questi sono i casi più gravi, non passa giorno senza che in Alto Adige i carabinieri dislocati lungo le piste non segnalino casi di criminalità sciatoria. Gente che scia in maniera scriteriata, che investe malcapitati sciatori e poi non si degna di fermarsi per vedere se è successo qualcosa.
Tra le altre segnalazioni effettuate dalle forze dell’ordine, ieri brilla quella relativa a un trentunenne pizzicato a fumare marijuana nel bel mezzo della pista.
E mentre i carabinieri segnalano le troppe irregolarità, la gente si interroga sui motivi di tale disastro. Giorgio Rocca, campione della nazionale azzurra di sci, dice che non basta dividere le piste tra sciatori e snowboardisti. «Servono più controlli per imporre forti riduzione della velocità, anche di chi sa sciare bene». Se oltre ai controlli si cominciasse poi a sanzionare severamente coloro che affrontano una giornata di sci come se fosse una gara di velocità forse i campi da sci non si trasformerebbero più in camposanti.