Muore il vicepresidente, il Sudan piomba nel caos

Fausto Biloslavo

Il Sudan rischia di ripiombare nel caos, dopo la morte in uno strano incidente di John Garang, il carismatico colonnello, leader del movimento guerrigliero del sud cristiano, che nel gennaio scorso aveva firmato una sofferta pace con il nord arabo basata sulla spartizione del potere e dei proventi del petrolio. La scomparsa di Garang ha scatenato violenti disordini a Khartoum ed in altre zone del Paese provocando almeno 27 morti solo nella capitale. I paracadutisti italiani, arrivati da poco a Khartoum per appoggiare il processo di pace, non hanno dovuto sparare, ma gli alberghi del personale internazionale che presidiano sono stati colpiti da lanci di sassi della folla inferocita.
L’accordo di pace aveva chiuso il capitolo di una feroce guerra civile che dal 1983 è costata due milioni di morti. Il 9 luglio lo stesso Garang era stato nominato primo vicepresidente del Paese e aveva firmato una costituzione transitoria con il capo dello Stato, il musulmano Omar Hassan El Bashir. La fragile pace, considerata comunque un successo per queste latitudini, rischia di crollare come un castello di carte a causa di uno strano incidente in elicottero. Sabato scorso Garang stava rientrando in patria a bordo dell’elicottero del presidente ugandese, Yoweri Museveni, un Mi-72 di fabbricazione sovietica. Alcuni testimoni hanno sostenuto che l’elicottero sia decollato nonostante il brutto tempo, mentre altre fonti indicano che era a corto di carburante. Nella remota regione montagnosa a cavallo fra Uganda, Kenya e Sudan l’elicottero è precipitato per cause ancora da chiarire. Garang è morto sul colpo assieme alle altre 17 persone a bordo, in gran parte suoi stretti collaboratori.
Fin dal primo momento si è parlato di incidente a causa del cattivo tempo, anche se circola la voce che l’elicottero sia stato abbattuto da un misssile terra-aria. In Sudan non sono pochi gli alti ufficiali o le personalità governative, considerati scomodi per il governo centrale, periti in ambigui incidenti aerei. Per questo motivo Abdel Wahed Mohammed Ahmed Nour, leader di uno dei principali gruppi guerriglieri nel Darfur, la regione occidentale del Paese, ancora sconvolta dal conflitto etnico, alleato di Garang, ha parlato subito «di una vasta cospirazione contro il popolo sudanese. Non credo che sia stato un incidente».
Da Khartoum il presidente El Bashir si è affrettato a garantire che gli accordi di pace vanno rispettati, come hanno fatto anche gli ex ribelli del Movimento di liberazione popolare del Sudan (Splm), guidato da Garang. La linea moderata non è servita a calmare gli animi della popolazione del sud, a cominciare dai profughi che avevano invaso Khartoum durante la guerra civile. Nella mattinata di ieri migliaia di manifestanti sono scesi in strada al grido di «Assassini, assassini» rivolto alle autorità sudanesi musulmane. Solo tre settimane fa un milione di persone aveva accolto in festa Garang, che veniva ad assumere i poteri di vicepresidente nella capitale. I meridionali di fede cristiana o animista hanno scatenato la caccia all’arabo assaltando negozi e bruciando automobili, armati di spranghe e coltelli. Si sono sentiti anche diversi colpi di arma da fuoco ed il bilancio della giornata di disordini a Khartoum parla di 24 vittime, compresi diversi poliziotti intervenuti per sedare la rivolta.
All’aeroporto della capitale è arrivato da poche settimane un contingente di 220 soldati italiani, soprattutto paracadutisti del 183º «Nembo», che hanno il compito di appoggiare il trattato di pace. «Il nostro personale che effettua la sorveglianza di alcuni alberghi in città ha assistito ai disordini, ma non sono stati costretti a sparare», spiega da Khartoum a Il Giornale il capitano Stefano Martina, portavoce del contingente. Negli alberghi vive il personale internazionale, soprattutto dell’Onu, che deve sorvegliare l’applicazione del trattato di pace. La polizia sudanese ha evitato un vero e proprio assalto, anche se gli alberghi presidiati dai paracadutisti sono stati fatti oggetto di sassaiole da parte dei dimostranti. A Khartoum è stato chiuso l¹aeroporto e imposto il coprifuoco dalle sei di sera alle sei del mattino.
Altri scontri sono stati segnalati a Juba, la roccaforte del sud, dove vive una minoranza di arabi dedita al commercio. Le scuole sono state chiuse in segno di lutto e gli studenti cristiani hanno scatenato rappresaglie e saccheggi. Si registrano almeno quattro morti, ma il numero delle vittime rischia di essere più alto.
Nel frattempo l’Splm, il movimento di Garang, avrebbe già scelto il suo successore, anche se mancano conferme ufficiali. Si tratterebbe di Salva Kiir Mayardit, numero due del movimento, capo di stato maggiore dell’ex esercito di liberazione del sud. Nonostante fosse stato un pupillo di Garang i due non andavano più d’accordo soprattutto sul piano di pace. Il leader scomparso ci credeva, mentre Salva Kiir preferiva la secessione della parte meridionale del Paese.