Muore dopo la visita, a processo due medici

Enrico Lagattolla

Si era presentato in ospedale lamentando forti dolori all’addome e al torace. Dopo qualche esame e una rapida visita, però, era stato dimesso. «Tutto a posto», gli avevano assicurato i dottori. Sollevato, aveva fatto ritorno a casa. E lì, poche ore dopo, l’uomo era morto. Per questo, ieri, due medici del Policlinico di San Donato milanese sono stati rinviati a giudizio, con l’accusa di omicidio colposo.
Il giudice per le udienze preliminari Fabio Paparella ha ritenuto fondate le ipotesi di reato formulate dal pubblico ministero Gianluca Braghò, secondo cui i due imputati avrebbero agito con «imprudenza» (che consiste nel procedere senza la necessaria ponderazione), «imperizia» (ovvero l’insufficiente preparazione professionale) e «negligenza» (la trascuratezza dovuta a mancanza di attenzione). Il primo, un dirigente del servizio di pronto soccorso del Policlinico, ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato, mentre il secondo, un medico del reparto di ortopedia, affronterà un processo secondo rito ordinario. Processo che avrà inizio il prossimo 23 febbraio.
È un episodio che, secondo l’accusa, presenta alcuni aspetti ancora da chiarire. È la fine del 2004. L’uomo, 65 anni, sposato con un figlio, arriva al pronto soccorso del Policlinico di San Donato. Non sta bene. Soffre di fitte all’addome e al petto, riferisce di dolori che coinvolgono anche la cassa toracica e la schiena.
Dopo essere passato per l’accettazione, viene smistato al reparto di ortopedia, dove è sottoposto a un elettrocardiogramma. L’esito dell’esame presenta delle anomalie, che tuttavia non destano preoccupazione nei sanitari. Nessuno, infatti, chiede il consulto di uno specialista per la lettura dell’Ecg.
Il paziente, quindi, viene rassicurato e mandato a casa. Meno di quattro ore più tardi, però, avviene il decesso. Forse, non una semplice coincidenza. E comunque, una circostanza che ha spinto i familiari a presentare un esposto in Procura, oltre a portare la vicenda davanti al tribunale civile di Milano.
Ieri, dunque, la decisione del gup Paparella di rinviare a giudizio gli imputati, per verificare se esistano delle responsabilità attribuibili ai due i medici e accertare se il decesso del paziente possa presentare un legame con la loro condotta professionale.