Per muoversi al meglio occorrono capacità diplomatiche

Valutare il business nell’area di destinazione delle strategie espansive d’internazionalizzazione. Presidiare in modo primario l’attività dell’impresa, scegliendo i piani strategici che più si addicono alle necessità di crescita e costruire i presidi necessari ai ruoli complementari di ogni fase organizzativa e produttiva. Realizzazione di tutti quegli strumenti di supporto utili a sviluppare nel Paese estero scelto, il consolidamento strutturale, a seconda che si tratti di rispondere alle necessità di una semplice commessa o allo sviluppo di una realtà produttiva fissa e continuativa. L’organizzazione per tutte le evenienze deve essere peculiare e adeguata. «E questo è il nostro compito - specifica Compagnone -. Le aziende spesso sottovalutano i problemi che si connaturano con le fasi espansive sui mercati internazionali, proprio perché troppo concentrate sul loro core business. Per anni ho ricoperto posizioni di responsabilità nelle risorse umane per Eni e Agip. Nel corso di questa pluridecennale attività ho potuto seguire sia alcune grandi crisi internazionali, come il bombardamento in Libia del 1986 - finalizzando, attraverso missioni in loco, interventi gestionali a favore della comunità degli espatriati - sia i nuovi insediamenti in Scozia e in Kazakhstan. Ho curato l’organizzazione e il coordinamento delle strutture scolastiche all’estero istituite dall’Agip per i figli al seguito dei dipendenti in Cina, Tunisia, Libia, Egitto, Nigeria e Congo. Il nostro gruppo di lavoro è in grado di fornire specialisti in ogni area e dominio industriale. Tutte esperienze che mi hanno fatto capire l’importanza di una precisa e meticolosa programmazione strategica».
Nella globalizzazione dei mercati si sono globalizzate anche le problematiche, e gli stati di crisi spesso sono dietro l’angolo, come i recenti sviluppi internazionali stanno sempre più evidenziando. Molte aziende, proprio alla ricerca di nuovi business, si spingono verso nuove mete e regioni commerciali, sottovalutando proprio tutti quei problemi che nascono dallo stabilire contatti d’interscambio o produttivi, in aree con strutture sociali, realtà politiche, e sistemi legali ben diversi da quelli europei. Quando la crisi si manifesta è troppo tardi per correre ai ripari.
«Oggi non ci si può più muovere senza essere altamente preparati - aggiunge -. Il pericolo è ovunque e le complessità sono sempre maggiori. Da qui la necessità di servirsi di professionisti di indiscussa esperienza che sono cresciuti in ambiti altamente internazionali. Vengo dalla scuola di Mattei - sopra la sua testa, nell’ufficio, c’è il ritratto del fuoriclasse del petrolio italiano che ha fatto nascere l’impero Eni - e ho seguito tutte le fasi di sviluppo internazionale del maggiore gruppo petrolifero italiano. In Nigeria, ad esempio, ho gestito tutta la revisione dei contratti perché erano stati rivisti gli accordi tra i partner e la joint venture con il governo locale. Per muoversi sui mercati globalizzati occorrono, oggi, capacità diplomatiche, competenze altamente specialistiche e rapidità d’azione».