Muratella, il canile delle anomalie

GESTIONE DISCUTIBILE «Due sale operatorie chiuse da sette anni. E nei 399 box è stipato il doppio dei cani»

Marco Morello

Fabio De Lillo, assessore all’Ambiente del Campidoglio, ci può spiegare perché i volontari del canile della Muratella sono tanto arrabbiati con il Comune?
«Anzitutto precisiamo che non sono volontari, ma lavoratori a tutti gli effetti: 140 in totale, di cui 110 con contratto a tempo indeterminato. A fine ottobre scadrà l’accordo con l’associazione che dal 2003 gestisce la struttura, e non verrà rinnovato. Voglio però rassicurare i dipendenti: loro non corrono nessun pericolo».
Da cosa dipende il mancato rinnovo del contratto?
«Chi mi ha preceduto ha affidato 4 milioni e mezzo di euro l’anno a quell’associazione senza nessun bando. L’assegnazione diretta è consentita quando la cifra stanziata non supera i 12.500 euro, qui con i servizi accessori si tocca quota 6 milioni ogni 12 mesi».
E voi, che cosa avete intenzione di fare?
«Concederemo una proroga fino al 31 dicembre. Da gennaio, poi, quel denaro sarà assegnato tramite un bando pubblico europeo di durata triennale, questa mi sembra la soluzione più logica. Personalmente non faccio il tifo per nessuno, mi interessa solo il rispetto delle regole. Il nuovo assegnatario, è bene sottolinearlo, si farà carico di tutti i lavoratori».
Ma come ha funzionato il canile in questi anni di, chiamiamolo così, «mandato dall’alto»?
«Abbiamo istituito una commissione per verificare tutte le spese di gestione. Certo, è anomalo che abbiano assunto tutti questi dipendenti e, pur ammettendo che si sono trovati davanti una situazione d’emergenza, le anomalie non sono mancate».
Ci può fare qualche esempio?
«Nel canile ci sono due sale operatorie veterinarie chiuse da sette anni, con strumenti all’avanguardia ancora imballati. E ci sono 399 box per altrettanti animali: ognuno di loro dovrebbe avere a disposizione almeno venti metri quadri di spazio vitale, ma lì di cani ce ne sono 800 e spesso si trovano a condividere in quattro la stessa gabbia. Il problema è più generale, è un’eredità della passata amministrazione che non ha investito in strutture adeguate».
Cosa che voi avete invece intenzione di fare.
«Abbiamo già trovato un terreno in zona Bufalotta per costruire una “cittadella” del cane, dove ci sarà una zona dedicata alle adozioni e il primo cimitero degli animali di Roma. Quest’ultimo è una risposta a una richiesta che i proprietari ci fanno da tempo di uno spazio per onorare la memoria del loro migliore amico. In più, abbiamo intenzione di allargare e rendere più efficienti gli spazi già operativi».
Tutto ciò servirà a diminuire il randagismo?
«Vogliamo dar vita a una reale politica di sterilizzazione. Sappiamo che le adozioni sono costanti, ma il numero dei cani che entra nelle nostre strutture aumenta. Il passo necessario è quello di rendere obbligatorio il microchip per tutti gli amici a quattro zampe e creare una sorta di mutua, che renda le sterilizzazioni accessibili a costi politici o del tutto gratuite per i meno abbienti. È un argomento sil quale stiamo lavorando assieme al sottosegretario alla Salute Francesca Martini».
Un altro problema con cui i romani si scontrano quotidianamente sono le deiezioni canine per strada. C’è qualcosa in programma anche per punire i padroni che non puliscono i «ricordini» dei loro amici a quattro zampe?
«In quel caso tutto dipende dalla cattiva educazione dei padroni. Stiamo preparando un bando per creare delle zone attrezzate in ogni grande area verde. A quel punto i trasgressori potranno essere multati in maniera salata, non ci saranno più scuse».