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Gira e rigira, tra nomi eccellenti e vip virtuali ripresi sullo yacht, ecco spuntare una scazzottata del figlio di Gheddafi con cinque paparazzi, due dei quali collaboratori dell’agenzia Corona. La burrascosa vicenda delle foto proibite del giovane Muatasm con l’attrice Isabella Orsini al ristorante «La Scialuppa» di Fregene, risalenti a tre anni fa, viene rivisitata in queste ore per alcuni riferimenti contenuti nell’immenso materiale cartaceo e informatico sequestrato nel corso dell’inchiesta potentina. Tra le vittime del violento pestaggio da parte delle guardie del corpo del rampollo del leader libico (il nome di un figlio di Gheddafi spunta anche nell’inchiesta Telecom in quanto legato ad Afef e monitorato dal tiger team) c’era il fotografo, Ferdinando Dalla Porta, ascoltato come persona informata dei fatti dal pm Henry John Woodcock in quanto considerato il referente del gruppo Corona in Sardegna.
«Con me - racconta Dalla Porta al Giornale - quel giorno venne picchiato anche il mio socio che l’estate lavora a Capri. Furono istanti incredibili, un sacco di botte, ci distrussero tutte le apparecchiature. Allo stato c’è un’inchiesta penale in corso, nel frattempo però sono stato risarcito con una ventina di milioni di vecchie lire». Non vi fu alcuna estorsione, stando alle investigazioni della polizia che oggi sembrano interessare gli inquirenti lucani. Se il processo si è concluso con una condanna a quattro mesi a Gheddafi junior per resistenza e lesioni dopo un risarcimento record di 170mila euro ai cinque fotografi, dalle carte del tribunale di Civitavecchia saltano agli occhi dettagli curiosi di un blitz che sorprese il corteo diplomatico a due passi da Roma. Anziché metter mano al portafogli come molte vittime di Vallettopoli, pur di riprendersi subito gli scatti indesiderati i guardaspalle libici passarono alle vie di fatto. Non appena il figlio della «volpe del deserto» si materializzò in bella compagnia sulla porta del locale, scatenarono una rissa colossale. Ai primi flash dei paparazzi gli uomini della scorta reagirono scompostamente, sequestrarono le macchine fotografiche che vennero usate contro i fotografi, finiti tutti all’ospedale insieme a due poliziotti intervenuti per sedare gli scontri. Nella relazione di servizio i due agenti tirarono in ballo anche «il principe Gheddafi, autore con gli altri delle lesioni riportate dagli scriventi, riconosciuto in quanto personalità sotto tutela».