Murdoch all’assalto del «Wall Street Journal»

Per la Bibbia delle notizie finanziarie potrebbe partire un’asta da capogiro

da Milano

Battaglia di titani nel mondo dei media: a sorpresa, il magnate australiano Rupert Murdoch ha lanciato un’offerta da 5 miliardi di dollari (3,68 miliardi di euro) su Dow Jones, il colosso americano proprietario del Wall Street Journal, ma la famiglia Bancroft, azionista di controllo della società, l’ha respinta, prima ancora che si riunisse, ieri pomeriggio, il board della società. Secondo alcuni analisti, però, quello dei Bancroft non sarebbe un secco no, ma solo il tentativo di ottenere un’offerta ancora più alta, dal magnate australiano o da altri aspiranti acquirenti. Un’ipotesi rilanciata dalla stessa edizione online del Wsj, che individua fra i potenziali rivali di Murdoch società del calibro del Washington Post, del New York Times e anche di Bloomberg. Ma si parla anche di un interesse da parte del britannico Financial Times e di Google.
Certo è che la proposta di Murdoch, definita «amichevole, grande e generosa» non è stata sollecitata: questo significa che è necessario l’ok degli azionisti di controllo, appunto i Bancroft, che detengono poco più del 50% dei diritti di voto, perchè l’acquisizione abbia luogo. É poi vero che la famiglia non è stata disponibile a vendere in passato, ma ultimamente ha ridotto l’investimento in Dow Jones: una mossa che segnala l’intenzione di puntare anche altrove. Tanto più che, come accade con altre famiglie che controllano le case editrici dei principali quotidiani americani - i Grahams al Washington Post o i Sulzbergers al New York Times - i Bancroft non sono coinvolti nella gestione quotidiana del giornale e neppure dell’agenzia Dow Jones.
Dal canto suo, Murdoch, in un’intervista al canale televisivo Fox News, ha dichiarato che, nel caso di un accordo, la sua NewsCorp dimostrerà di essere «un buon guardiano della grande tradizione del Wall Street Journal». Il magnate australiano ha precisato anche che il premio da lui offerto è pari a 50 volte gli utili di Dow Jones. Ma l’Independent Association of Publisher’s Employees, il sindacato rappresentativo dei dipendenti, ha espresso la sua opposizione all’arrivo di Murdoch, che «ha dimostrato in passato la volontà di calpestare qualità e indipendenza e non c’è motivo di pensare che voglia gestire diversamente l’agenzia Dow Jones o il Wall Street Journal».
Nel frattempo, quelli che gli analisti individuano come potenziali offerenti hanno preferito ricorrere al no comment, come nel caso di Catherine Mathis, portavoce del New York Times. Fonti vicine al quotidiano newyorchese hanno sottolineato tuttavia la scarsa propensione a imbarcarsi in un progetto di tale portata, visti i conflitti esistenti tra la famiglia di controllo e gli azionisti.
Judith Czelusmiak, portavoce di Bloomberg, si è limitata a dire che «al momento, non ci sono trattative in corso», con il Dow Jones, mentre un no comment è arrivato da Rima Calderon, portavoce del Washington Post.
Il titolo Dow Jones, dopo aver guadagnato quasi il 55% nella seduta successiva all’annuncio, ieri ha iniziato la giornata in ribasso: e a metà sessione cedeva lo 0,21 per cento.